Attualità

Benevento, Varricchio denuncia lo stato di abbandono in cui versa la città

di  Redazione  -  19 Giugno 2019

Benevento. Ormai lo stato di degrado in cui versa la nostra città non fa più notizia. Con l’arrivo dell’estate la situazione se vogliamo è anche peggiorata. E davvero fa male al cuore vedere una città in preda all’incuria a causa del lassismo, della poca attenzione, della mancanza assoluta di senso civico da parte di alcuni cittadini ma anche dell’inerzia di chi ci governa, che ha le stesse responsabilità di coloro che ne deturpano l’immagine con le loro azioni. Il problema è diffuso e generalizzato sia al centro che in periferia e riguarda le contrade come i quartieri principali. Questione rifiuti Siamo pure stufi di stare qui ogni volta ad evidenziare quanta sporcizia ci sia in giro, quanto lenta sia la raccolta, quanto tempo occorra per procedere ai tagli dell’erba, quanta fatica si faccia per reperire fondi, espletare bandi e avvisi, per intervenire con rattoppi, per disciplinare traffico e parcheggi. Decisioni scellerate Se a queste difficoltà croniche che l’amministrazione comunale si porta dietro sin dal suo insediamento, senza mai essere stata capace di cambiare passo rispetto al passato nonostante le innumerevoli promesse fatte in campagna elettorale, aggiungiamo anche decisioni scellerate che non fanno che arrecare ulteriori danni, si capisce che all’inoperosità della maggioranza va associata anche l’incapacità di programmare, di avere una visione d’insieme, di rappresentare un’idea concreta di città. Nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere ad iniziative senza né capo né coda, che segnalano in maniera evidente come non ci sia neppure coordinamento tra le attività dei vari uffici e settori, come la mano destra non sia al corrente di cosa fa la sinistra, coma all’interno dell’ente viga l’anarchia più totale.  Basti pensare solo alla scelta di asfaltare quella parte di via Meomartini dinanzi alla Chiesa dei Cappuccini in concomitanza con la Festa del Sacro Cuore, o all’idea geniale con cui hanno pensato di risolvere il disagio del traffico nella zona del Centro Commerciale Buonvento. In quest’ultimo caso, hanno dipinto di giallo la carreggiata mettendo due frecce di preselezione, una che tira dritto e l’altra che invita ad andare verso destra con la scritta CC. Disinfestazione Oppure alla scelta di consentire all’Asl, attraverso l’Ufficio Sanitario comunale che ha informato la cittadinanza, di disinfestare la città nei giorni più torridi dell’anno, costringendo la gente ad asserragliarsi in casa dalle 22 alle 6 del mattino per tre giorni consecutivi con un caldo pazzesco, senza pensare che non tutte le abitazioni sono dotate di condizionatori: un’operazione che, se ci fosse stato un minimo di coordinamento istituzionale, unitamente ad un po’ di buonsenso, si poteva anticipare o posticipare. Interventi banali e marginali Piccoli esempi di interventi banali, marginali. Riuscire a procurare disservizi anche disponendo l’ordinario offre la misura di una Benevento senza controllo, senza una guida efficiente, senza una figura che governi con autorità e autorevolezza, che imponga il rispetto delle regole. Una figura che non sia in prima linea solo quando si tratta di assegnare nomine, consulenze, incarichi, ma che sia determinata a cambiare lo stato di cose passando all’azione, quella vera, non quella urlata.   Non si dirigono i processi di sviluppo di una città sbraitando e accusando, ma assumendo decisioni importanti, facendosi carico dei problemi e prendendoli di petto, circondandosi di persone che hanno voglia di sacrificarsi e amano ciò che fanno, non di “yes man”, persone brillanti che hanno idee innovative, che sappiano scrivere progetti di qualità che non siano sistematicamente bocciati o finiscano agli ultimi posti delle graduatorie. Coinvolgere i cittadini Una comunità cresce solo coinvolgendo i cittadini nelle scelte, non ponendosi su un piedistallo o costringendo la gente che ha bisogno a varcare la soglia di case private, ricordandosi di loro solo in campagna elettorale. A Benevento succede che i cittadini paghino le tasse e i comitati di quartiere (formati dai cittadini stessi) siano costretti a tagliarsi da soli l’erba al posto di chi dovrebbe farlo con i soldi che loro hanno versato nelle casse comunali. Applicare ancora i dogmi della vecchia politica su una città vicina allo sfascio equivale ad affondarla definitivamente, siamo indietro di 30 anni, siamo ancora alla rivendicazione di un depuratore scaricando responsabilità, facendo anticamera da un Ministro o esultando per aver ricevuto un appuntamento. Si vede lontano un miglio che chi ci governa lo fa controvoglia, è come se fosse ingabbiato in una realtà che non sente sua, stressato da mille cose che non funzionano senza pazienza e capacità per porre rimedio, che la carica che riveste gli pesa come un macigno, e che alla fine gli è servita solo ad evitare l’eclissi politica.