Cervinara: il paese che muore e la voglia di vendere tutto e andare via per sempre
Le amare riflessioni di un nostro lettore
Cervinara: il paese che muore e la voglia di vendere tutto e andare via per sempre. Questa lettera è maledettamente seria. Descrive i sentimenti di chi, non impegnato nella prossima campagna elettorale, vede Cervinara scivolare giorno per giorno verso un abisso profondo senza che nessuno faccia niente per frenare questa repentina discesa.
E’ la lettera di un genitore che ha visto i suoi figli partire e già sa che non torneranno mai più. E’ un appello a tutti i cervinaresi per fare qualcosa prima che sia troppo tardi e dovrebbe essere un serio monito per tutti quelli che intendono dedicarsi alla cosa pubblica candidandosi al consiglio comunale. La lettera è firmata ma noi abbiamo deciso di non renderla nota per evitare misere reazioni.
“Cari cittadini di Cervinara,
scrivo queste righe con amarezza, ma anche con un forte senso di responsabilità. Da troppo tempo assistiamo a un progressivo impoverimento della nostra vita politica, sociale ed economica. È passato il messaggio che chiunque possa fare politica senza misura, senza competenze, senza una reale visione per il futuro del paese. E i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.
Cervinara si sta spopolando. Siamo arrivati a circa 8.500 abitanti, ma molti sono solo residenti sulla carta: lavorano fuori, vivono altrove, tornano di rado. I giovani se ne vanno, le famiglie pensano di raggiungere i figli che hanno trovato lavoro lontano, e il paese lentamente si svuota.
I collegamenti sono carenti, l’economia è ferma, il lavoro manca. Siamo isolati. Basta fare una passeggiata per le strade del paese per rendersi conto dell’aria che si respira: dopo una certa ora cala il silenzio, le luci si spengono, le serrande restano abbassate. Non è solo una sensazione, è una realtà che fa paura.
Permettetemi però di dire una cosa con sincerità: questa lettera parla anche di me. Io vorrei restare in questo paese. Cervinara è casa mia.
Ma i miei figli lavorano fuori e, come tanti altri genitori, ogni tanto mi ritrovo a pensare se non sia arrivato il momento di vendere tutto e andare via, di raggiungerli, di smettere di sperare in un cambiamento che tarda ad arrivare.
E quando anche chi ama questo paese inizia a pensare di andarsene, significa che siamo arrivati a un punto davvero critico. Siamo infatti a un bivio decisivo. Non c’è più spazio per interessi personali, per improvvisazioni, per ambizioni vuote. Chiunque abbia intenzione di entrare in Comune, di amministrare, di rappresentare Cervinara, lo faccia con piena consapevolezza, con buon senso e, soprattutto, mettendo al primo posto il bene del paese.
Questa potrebbe essere davvero l’ultima possibilità. Se continuiamo così, Cervinara rischia di non riprendersi più, di cadere in un sonno profondo dal quale sarà difficile, se non impossibile, svegliarsi.
Questo non è un attacco, ma un appello. A chi governa, a chi vorrà governare e a tutti noi cittadini. Perché il futuro di Cervinara non dipende solo da chi amministra, ma anche da quanto ciascuno di noi è disposto a pretendere serietà, competenza e amore vero per questa comunità.
Cervinara merita di più.
E il tempo, ormai, è quasi finito. Cervinara non sta chiedendo favori. Sta chiedendo rispetto. Rispetto per chi è andato via. Rispetto per chi è rimasto. Rispetto per chi verrà. Se oggi non siamo capaci di assumerci questa responsabilità, allora abbiate almeno il coraggio di dirlo. Perché dopo questo momento, chi fallirà ancora avrà fatto fallire un paese intero”.