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Cervinara: la scomparsa della parrocchia

Pubblicato il 18 Novembre 2019 - 9:47

Cervinara: la scomparsa della parrocchia

del direttore Alfredo Marro

Cervinara. L’Arcivescovo Felice Accrocca con il provvedimento del 30 ottobre scorso ha messo fine alla civiltà della parrocchia, arrivata fino ai nostri giorni dal concilio tridentino ed ha introdotto due novità rivoluzionarie nell’organizzazione della chiesa.

La prima nasce dalla decisione di affidare “la cura pastorale” delle anime delle parrocchie cittadine – S. Gennaro a Ferrari, S. Potito e S. Marciano nelle omonime frazioni, S. Nicola a Ioffredo, S. Adiutore ai Salomoni e Santa Maria a Valle – a don Renato Trapani, “unico parroco” che sarà coadiuvato dai “vicari parrocchiali” don Luca Cennerazzo e don Daniele Paradiso.

La seconda riguarda la sorte delle sei parrocchie che – precisa il documento- “conservando… personalità giuridica e …identità, saranno unite in un progetto di unità pastorale, al fine di favorire una collaborazione reciproca a maggiore beneficio della chiesa e dei fedeli…”.

Così Monsignore Accrocca ha dichiarato formalmente superata “l’immagine della chiesa” identificata finora con la parrocchia “raccolta intorno al parroco” ed ha introdotto una nuova forma di presenza della chiesa sul territorio, attraverso l’Unità Pastorale, della quale, però, non c’è una definizione né si conoscono compiti e competenze. Si può dire, perciò, che è una istituzione elastica, dotata di grande duttilità che consente a ogni diocesi di farne l’uso che ritiene.

A quel che si capisce dai significati diversi che ad essa si attribuiscono anche nella Chiesa, l’Unità Pastorale è l’unione di comunità parrocchiali vicine che si impegnano a lavorare, come un soggetto unitario, su una nuova proposta di evangelizzazione, capace di penetrare nella vita della gente, che ogni parrocchia singolarmente non riesce a svolgere con efficacia, a causa della riduzione del numero di sacerdoti e delle accresciute esigenze della gente. Essa non è la soluzione pronta e di sicuro effetto, trattandosi di uno strumento di lavoro comune di parrocchie vicine in prospettiva missionaria il cui esito che deve essere verificato sul campo.

L’Unità Pastorale, che segna la rivoluzione della parrocchia, è stata ignorata da parrocchiani e fedeli cervinaresi, che si sono ritrovati coinvolti, a loro insaputa, in una nuova “mappa” di doveri verso la chiesa.

Molto attivo e presente su problemi della società civile, l’Arcivescovo nella circostanza ha deluso le attese, per aver snobbato le esigenze dei fedeli, disattendendo il dovere di “porsi in ascolto della comunità ecclesiale”, che equivale a ridurre all’irrilevanza, se non proprio a fastidio, il ruolo della comunità parrocchiale, chiamata poi a condividere la responsabilità della nuova missione della chiesa con l’istituzione dell’Unità Pastorale.

Fedeli e laici, chiamati a lavorare a stretto contatto con il parroco e religiosi, avrebbero meritato di essere preparati al nuovo compito. La preparazione purtroppo non c’è stata, forse perché in diocesi è stata data priorità al trasferimento di tre dei quattro parroci, con un provvedimento che non trova precedenti negli annali della Forania e, forse, neppure in quelli della diocesi e del quale non si riesce a comprendere le ragioni.

E così è rimasto senza risposta l’interrogativo sul ruolo che l’Unità Pastorale potrà svolgere nella nostra realtà territoriale, dove non ci sono nuclei familiari né gruppi di persone in emergenza spirituale, a causa di un’urbanizzazione intensa, di difficoltà di spostamento o di stressanti turni di lavoro e dove basta ed avanza la pastorale ordinaria e l’opera del parroco.

Bisogna ricordare, infine, che l’Unità Pastorale presenta due criticità, entrambe legate allo spostamento del centro della parrocchia dal parroco alla comunità, che rischiano di trascinare ”dentro la vita della parrocchia la corrente sovente caotica del mondo contemporaneo…”, che potrebbe compromettere l’esito della sperimentazione.

Sarebbe la rivincita della vecchia figura di parroco, dando così ragione a un saggio che ha scritto: “Abbiamo bisogno di sacerdoti dediti al ministero pastorale, capaci di insegnare a ogni cristiano la strada che conduce a Dio e alla salvezza delle anime. E’ questa la missione della Chiesa e dei suoi sacerdoti”.

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