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Cervinara, quando Madonna portava le “ambasciate” di Cutolo a Vincenzo “‘o Nirone”

Pubblicato il 6 Aprile 2016 - 9:07

Cervinara, quando Madonna portava le “ambasciate” di Cutolo a Vincenzo “‘o Nirone”

Ma quali erano le “imbasciate”, così scritto nello stralcio del verbale di interrogatorio, che Errico Madonna portava e riceveva per conto di Raffaele Cutolo?
La nostra inchiesta sull’omicidio del “consigliori” del professore di Ottaviano, avvenuto a Cervinara il 7 ottobre del 1993 di cui, a distanza di tanto tempo, sono rimasti sconosciuti esecutori materiali e mandanti, in questa puntata attraversa uno snodo temporale importantissimo.
Lo facciamo grazie allo stralcio dei verbali di interrogatorio che l’avvocato cervinarese rese all’ora pubblico ministero Carlo Alemi, nei giorni 15, 16 e 17 agosto, nel carcere di Albany negli Stati Uniti.
Dichiarazioni che poi, una volta al processo in Italia, avrebbe ritrattato.
Subito dopo la liberazione di Ciro Cirillo, Raffaele Cutolo detenuto nel carcere di Ascoli Piceno dove faceva il bello ed il cattivo tempo, nomina anche Errico Madonna suo difensore.
In questo modo il cervinarese, per i colloqui che spettano all’avvocato ed al suo assistito, può andare e venire da Ascoli come e quando vuole.
Quello è il massimo periodo di splendore per il professore. Grazie al controllo che aveva su tutte le carceri, dove si trovano reclusi gli affiliati alla Nuova Camorra Organizzata, riesce ad imbastire una trattativa con i vertici delle Brigate Rosse per ottenere la liberazione di Ciro Cirillo.
A chiederlo sono i vertici dello stato e della Democrazia Cristiana, che, per quello che sembra uno oscuro assessore regionale all’urbanistica, fanno ciò che non hanno voluto concedere all’allora presidente della Dc Aldo Moro che li supplicava dalle prigioni del popolo.
Oltre ai politici, tra cui l’allora segretario nazionale del partito, Cutolo riceve ad Ascoli Piceno anche esponenti dei servizi segreti. In questo caso a trattare è Francesco Pazienza.
E’ l’estate del 1981: Cirillo è tornato nelle sua abitazione di Torre Del Greco e nessuno saprà mai i segreti della spartizione che era già avvenuta per quanto riguarda i fondi del terremoto del 1980. Mille miliardi di lire, una cifra che fa gola a tutti: quindi si fa quadrato, politica, servizi segreti, costruttori e la camorra.
Cutolo si sente onnipotente e chiede al suo avvocato, che ha conosciuto nel carcere di Avellino nella prima metà degli anni settanta e si dice abbia aiutato a laurearsi, di portare i suoi ordini fuori dal carcere.
Madonna accetta e, in questo modo, viene ancora più a conoscenza di segreti inconfessabili che riguardano i grandi misteri italiani.
L’avvocato cervinarese deve portare ordini a Vincenzo Casillo, detto “o’ nirone”, per la sua capigliatura corvina.
Casillo, probabilmente, è uno dei camorristi più strani che sia mai comparso sulla scena delle organizzazioni criminali.
O’ nirone è il figlio di un industriale di Napoli che si reca in carcere da Cutolo per chiedere protezioni per le attività del padre. I rapporti, però, si intensificano e Casillo diventa una delle pedine più importanti del professore.
Sino a coordinare da fuori del carcere la trattativa Cirillo. E, a differenza del numero uno della Nco, lui ha benefici immediati. A seguito della liberazione di Cirillo viene sospeso il decreto di carcerazione predisposto per lui.
Non solo, gli viene concesso un tesserino del Sisdi, il servizio segreto civile, con il quale può girare indisturbato­.
Sempre nel 1981, Casillo fa da mediatore tra le famiglie della vecchia camorra campana e la Nco: in principio si riesce a trovare un accordo per una spartizione territoriale, ma successivamente l’accordo salta poiché Cutolo pretende una forte tangente sul contrabbando delle sigarette. Si sente onnipotente il professore e incarica Madonna di recarsi a Roma, saltuariamente, a dare ordini al Nirone. (continua)

Peppino Vaccariello

(nella foto Vincenzo Casillo)

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