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Cervinara: Una riflessione sulla chiave che Milot sta realizzando per Nostos

Cervinara: Una riflessione sulla chiave che Milot sta realizzando per Nostos
Una riflessione sulla chiave che Milot sta realizzando per Nostos, tema scelto per la decima edizione di Cervinarte.
La chiave di Milot posizionata nel punto epicentrale della Valle Caudina, in Cervinara, manda alle iperboliche sculture dell’indiano Anish Kapoor, del quale ricordo la recentissima installazione della struttura di ingresso alla stazione ferroviaria nel campus universitario di Monte S. Angelo. Non solo la simbologia fallica, che evoca la insopprimibile energia genetica dell’essere, ma anche la tecnica e i materiali impiegati avvicinano Milot al più grande scultore oggi vivente, appunto Kapoor: una indefinita rincorsa e fuga di vuoti e di pieni avvolti dall’acciaio corten, elemento che affida al tempo la sua magica e definitiva coloritura.
Milot dunque, scultore moderno: tra le “Veneri “ del 2003 esposte al Maschio Angioino e le odierne “chiavi” esiste un collante che svela l’ansia di conoscenza finalizzata alla ricerca di un equilibrio universale. Allora, accanto alle “Veneri” e all’“Inganno di Zeus” fu preminente la necessità di attingere nell’“Angolo mediterraneo” linfa ed orgoglio delle radici comuni alle sue due Patrie: l’Albania che lo cullò e lo perse, l’Italia che lo accolse; oggi, con la maturità umana e artistica, la sua produzione si muove lungo il crinale di un desiderio, purtroppo inappagato, teso a scoprire ragioni e finalità di disequilibri e diseguaglianze, di veti e di chiusure, di egoismi e di vendette. Disvalori che nessun futuro è riuscito a vincere.
Di qui le sue “chiavi” (di bronzo, di ferro, di acciaio) per aprire quella porta, invisibile al di là dell’orizzonte, che protegge l’ingresso ad un mondo mai nato di giustizia e di valori. Impresa ardua e alla fine impossibile: le “chiavi” di Milot sono contorte, perché usate ed abusate per infiniti tentativi di forzare una inviolabile serratura. Sono inutili, come lui dice. Oltre l’orizzonte infatti c’è l’impenetrabile cortina di un mondo inesplorato, che l’artista sogna mentre realizza la sua opera; solo che al risveglio si trova tra le mani la “sua chiave” piegata dalla illusione di un’utopia.(Immagine da web)
Avvocato Raffaello Bianco