Coronavirus: crematori ingolfati, bare all’aperto e loculi carenti

Coronavirus: crematori ingolfati, bare all’aperto e loculi carenti

30 Novembre 2020

di Redazione

Coronavirus: crematori ingolfati, bare all’aperto e loculi carenti. L’allarme delle agenzie funebri. Caciolli (Federcofit), ‘ormai il 30% sceglie la cremazione, attività dei forni sotto stress’.

Loculi carenti, manufatti fatiscenti, camere mortuarie piene, forni ovunque sotto stress con tempi di cremazione biblici e file di cadaveri accantonati nelle bare all’aperto al romano cimitero Flaminio.

E’ Giovanni Caciolli, segretario nazionale di Federcofit, Federazione del comparto funerario italiano, a descrivere un sistema in forte difficoltà “per ragioni storiche, dato che i cimiteri sono trattati negli ultimi 15 anni come luoghi su cui risparmiare a partire dal personale, che scarseggia.

Tra le conseguenze, il riempimento delle sale mortuarie di cadaveri in attesa di funerale perché non si può concludere un servizio funebre oltre un certo orario”. E poi le cremazioni.

Caciolli ravvisa nei forni crematori di tutto il Paese la principale criticità attuale, esasperata dalle morti per covid e da una tendenza generale all’incremento della scelta cremazionista, “preferita dal 30% delle famiglie italiane contro il 10% di 20 anni fa.

Un forno crema 7-8 cadaveri al giorno – spiega Caciolli – Se a Milano ci sono 5 camere di combustione, è evidente quante sono le cremazioni eseguibili”. “Il forno non è uno strumento elastico.

Dunque, su un numero attuale di circa 700 decessi in più al giorno rispetto alla media degli altri anni nel territorio nazionale, l’attività dei forni è certamente sotto stress. Ancora fortunatamente non ci sono criticità, a parte il caso di Roma”.

Coronavirus: crematori ingolfati, bare all’aperto e loculi carenti

Al cimitero Flaminio si arriva al punto che i cadaveri sono accatastati per giorni all’aperto, all’esterno del forno crematorio. Nessuna delle nostre richieste dallo scoppio della pandemia è accolta”, spiega all’Adnkronos Gianluca Fiori, segretario nazionale Assifur, Associazioni imprese funebri riunite.

“Le attese per la cremazione sono di almeno venti giorni mentre in qualunque altro comune del Lazio il via libero è immediato. Sarebbe previsto da regolamento un risarcimento per ogni giorno di ritardo di 100 euro, ma i familiari non hanno mai ricevuto nulla.

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