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Coronavirus: le raccomandazioni della Diocesi Beneventana

Pubblicato il 21 Aprile 2020 - 15:49

Coronavirus: le raccomandazioni della Diocesi Beneventana

L’attuale situazione di emergenza nazionale rende – purtroppo – ancora attuali le parole dell’arcivescovo mons. Felice Accrocca, che in data 9 marzo scriveva: “Non possiamo commettere imprudenze”; è perciò doveroso – per non rendere vani i sacrifici fino ad oggi compiuti da tutti i cittadini per contrastare e contenere la diffusione del contagio – attenersi responsabilmente alle disposizioni date dalle Autorità civili e sanitarie per la tutela della salute”.

Pertanto, restano tuttora in vigore le disposizioni diocesane del 9 marzo u.s. Prot. n. 049/2020, delle quali si chiede un rigoroso rispetto. In specifico, si precisa:

L’apertura dei luoghi di culto è consentita per la sola preghiera personale, a condizione però che vengano adottate “misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentanti di rispettare le distanza tra loro di almeno un metro” (DPCM dell’8 marzo 2020).

È bene che le chiese rispettino un orario di apertura e di chiusura, anche per salvaguardare da eventuali furti le opere d’arte ivi custodite: si eviti quindi di prorogarne l’apertura oltre le 18,30. Viene perciò momentaneamente sospesa l’adorazione perpetua nelle parrocchie; è caldamente consigliata, invece, nei conventi o monasteri di clausura, dove può essere sempre garantita la presenza orante e perpetua davanti all’eucaristia.

La celebrazione dei sacramenti del matrimonio, del battesimo e della cresima resta sospesa nella forma pubblica, mentre ne è consentita, in via eccezionale, la celebrazione in forma strettamente privata e senza messa, alla presenza dei soli testimoni, padrini e familiari stretti, sempre nel rispetto della normativa.

Per il Sacramento della Riconciliazione, si utilizzi, finché ciò è possibile, l’usuale Prima Forma (accusa dei peccati e assoluzione individuale), garantendo i presidi sanitari richiesti (ambiente sufficientemente ampio e areato, opportuno uso di mascherine, distanza di almeno un metro, garanzia della riservatezza).

Non si faccia mancare il viatico e l’unzione degli infermi alle persone in pericolo di vita.

Circa la celebrazione delle Esequie, in attesa – come è auspicabile – che si riveda la normativa (consentendone, come auspicato dalla CEI, la celebrazione nelle stesse modalità in cui è consentita la celebrazione del matrimonio, del battesimo e della cresima), si rinvia al punto 3 del Decreto arcivescovile del 9 marzo, precisandone l’attuazione nel modo seguente:

  1. a) Il parroco, al momento di ricevere la comunicazione del decesso di un fedele, avvisi per tempo la famiglia delle disposizioni attuali; se ne dia pure adeguata comunicazione negli annunci di morte predisposti, onde evitare spiacevoli inconvenienti.
  2. b) Il feretro venga portato direttamente al cimitero, dove si celebri il rito della sepoltura come previsto dal Rituale delle Esequie senza la celebrazione della Messa (nn. 94-98).
  3. c) Durante la benedizione al cimitero, prima della sepoltura, si raccomandi agli eventuali presenti il rispetto delle distanze imposte dalla normativa.
  4. d) La Messa esequiale sarà concordata con la famiglia a tempo opportuno al termine dell’emergenza.
  5. e) Nel frattempo i Parroci, in quello stesso giorno, applichino la Messa, celebrata in forma privata, in suffragio del fedele defunto.

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