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Cronaca: versi per la bambina senza nome

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2 anni fa - 17 Agosto 2019

Cronaca. Una bambina che vaga sola, seminuda per strada,alle due del pomeriggio. Una scena che è stata un pugno nello stomaco per tanta gente.

Fortunatamente, tutto si è risolto per il meglio e la bimba è stata riconsegnata ai genitori che dovranno rispondere davanti alla legge di questa leggerezza.

La scena, però, ha colpito la sensibilità di un nostro lettore Felice Di Benedetto che è proprio di Santa Maria a Vico, che ha scritto una poesia, dedicata a quella bimba e all’infanzia in generale. Ve la proponiamo perchè l’abbiamo reputata davvero bella.

La bambina senza nome.

Come possiamo vestirti bambina, se non con un manto di luce?

Mentre giri nuda per le vie del paese, cerco di non perderti di vista standoti a una certa distanza per non spaventarti.

Ti abbiam dato una maglia gialla, mutandine e calzoncini chiari, ma sei rimasta nuda nell’anima mia. Come possiamo vestirti, se abbiamo smarrito i panni della pietà?

Ho pianto di schianto, ho cercato di resistere, manco sappiamo il tuo nome, te lo abbiamo chieste in molte lingue, ma il tuo spirito è prigioniero di altri linguaggi.

Sei autistica. E pure un nome tu lo hai, me lo hai sussurrato guardandomi negli occhi dell’anima, dove poche persone osano calarsi, quando mi hai preso per mano.

Ti chiami Maria, come la Madre di Dio, o almeno così ho pensato di doverti chiamare. Ma come possiamo vestirti, se nessuno di noi ha la “stoffa” della santità?

Man mano arrivava gente avrei voluto sparire, perché oramai ero nudo nell’anima; e le parole del mio amico, quelle sue domande che ancora mi rimbombano in testa, a questo stiamo? Ma che nasciamo a fare? Io non ho risposte.

Come possiamo vestirti, dannazione bastarda, se abbiamo abbandonato l’ultima strada che porta a Dio? Come possiamo vestirti, Maria dai mille volti? Non abbiamo che stracci e miseria.

Non possiam darti stracci e miseria da mettere sotto ai diamanti che hai per occhi, avremmo bisogno di un manto di luce, anche per nascondere la vergogna stampatasi sui volti di ognuno di noi.

A Maria dai mille volti, che non è russa, ma sammaritana.

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