Politica

Elezioni europee, la nota del Pd Sannio: Noi in ripresa

di  Il Caudino  -  30 Maggio 2019

Riceviamo e pubblichiamo.

Le elezioni, europee e amministrative, del 26 maggio ci consegnano, su scala nazionale, un Partito Democratico in ripresa a un anno dalla sconfitta del 4 marzo 2018. Emerge, in modo chiaro e inequivoco, come solo il PD possa essere ed è il cardine e la pietra angolare dell’alternativa di governo alla destra del sovranismo e delle «ombre nere». Un’alternativa, allo stato ancora potenziale, da costruire e inverare su basi riformiste. È stata premiata la scelta unitaria e fortemente inclusiva del segretario Zingaretti sfociata nella lista PD-SiamoEuropei. Scelta da cui sarebbe sciocco ed esiziale tornare indietro. Nondimeno, la lettura dei flussi elettorali forniti dall’Istituto Cattaneo evidenzia come il PD mantenga in larga misura gli elettori del 2018, ma abbia ancora una «scarsa capacità di espansione», ovvero prenda pochi «nuovi voti». L’unica circoscrizione in cui il partito aumenta considerevolmente i propri consensi, in valore assoluto oltreché percentuale, è il nord-est, con un incremento di 220 mila voti. Carlo Calenda, recordman di preferenze e capilista della circoscrizione, ha rappresentato il volto nuovo di una campagna elettorale tutta declinata nella netta avversione alle politiche del governo gialloverde ed in favore di una proposta programmatica incentrata sul lavoro produttivo, sul rilancio dell’istruzione pubblica, quale vero motore di emancipazione sociale, e sulla imprescindibilità di un welfare inclusivo ed universalistico. L’altra nota positiva del PD a trazione riformista, che esprime «capacità di governo e di attrarre consenso», è la netta vittoria di sindaci come Dario Nardella a Firenze, Giorgio Gori a Bergamo, Gian Carlo Muzzarelli a Modena, Antonio Decaro a Bari e Carlo Salvemini a Lecce, città peraltro dalla lunga tradizione di destra. Di contro, la stessa Puglia rappresenta, ad un tempo, ciò che ancora non va e che andrebbe decisamente evitato. Nonostante il successo amministrativo nelle due maggiori città, il PD di Emiliano e Boccia, strenui propugnatori del «collaborante dialogo» con i 5Stelle, ha fatto registrare il peggior risultato d’Italia e nessun eletto della regione a Strasburgo. È il caso di dire, come ha scritto qualcuno, «Bene, ma non benissimo». La strada da percorrere è ancora tanta.

È utile, a questo punto, richiamare alcuni dati. La circoscrizione meridionale ha fatto segnare un’affluenza del 48,30%, in calo di tre punti rispetto al 51,70 % del 2014. Il dato nazionale, anch’esso in calo, si attesta al 56,09% contro il 58,69 % di 5 anni fa. Limitatamente alla nostra Provincia, l’affluenza è stata del 51,50% rispetto al 54,54 del 2014.

Il Partito Democratico, in netta ripresa sulle politiche, ha segnato nella circoscrizione meridionale il 17,85%, circa un punto sopra il 16,44 % ottenuto nel Sannio. Risultato, il nostro, acquisito a «mani nude», senza il fisiologico apporto di candidati locali nelle liste, come accaduto per tutte le altre province.

Lo scorso anno il PD, nel giorno più buio della sua storia, segnò nel Sannio il 15,44%. Nella disfatta generale, fu una magra consolazione essere stati la prima provincia democratica del Sud.

A un anno da quel giorno che vide al Sud il trionfo dei 5Stelle (49,41% in Campania), il quadro politico è drasticamente cambiato. La Lega stravince, i 5Stelle straperdono, Forza Italia, nonostante i due candidati locali e le tante «divisioni schierate», dal sindaco alle partecipate del comune capoluogo, dalla provincia, alle comunità montane, etc., ottiene un flop clamoroso! Quarta forza in città e in provincia. Non ci sarebbe altro da aggiungere se non un richiamo alle farneticanti considerazioni del penta «portavoce-cittadino» caudino, la cui analisi del voto sembra tuttora preda dei fumi dell’alcol post-sbornia 4 marzo del 2018. Pare non essersi accorto, il «portavoce-cittadino», della débâcle del suo partito/movimento, forza di ampia maggioranza relativa in Parlamento (9 su 11 gli eletti nel collegio AV/BN !) e Guida del governo nazionale. Con metà dei voti «trasferiti» alla Lega di Salvini in un solo anno, il penta-analista, oltre a manifestare scarsa dimestichezza, ça va sans dire, con la «geografia» (Di Maio docet!), pecca anche nella più elementare pratica del «far di conto». Comunque segnaliamo, laddove il bisogno di rendicontare le percentuali e i voti del PD sannita non dovesse scemare, che farebbe cosa saggia se collocasse Benevento e la sua provincia nell’Italia meridionale e non in quella centrale…

Allargando lo sguardo al dato amministrativo, dove la connotazione civica delle liste in campo è molto marcata per via della taglia demografica dei comuni in gioco, il Partito Democratico ha ottenuto un ottimo risultato, incrementando il numero dei comuni a propria guida. Tante conferme prestigiose, qualche delusione e varie vittorie di notevole spessore. Il PD vince e conserva la guida del più popoloso dei comuni al voto, Sant’Agata dei Goti, di Moiano, Melizzano e Paupisi, comune, quest’ultimo, che vedeva entrambi i contendenti alla carica di sindaco di matrice democratica. Non è andata bene, invece, a Torrecuso e per un soffio (8 voti) ad Amorosi.

Storica la straordinaria conquista di Apice, il secondo comune al voto per consistenza demografica. Di notevole rilievo anche aver riguadagnato, dopo un solo quinquennio, l’importante centro fortorino di San Marco dei Cavoti. Altrettanto importanti le vittorie a Paolisi e Montefalcone di Valfortore, comuni riacquisiti al centrosinistra dopo decenni. Altresì considerevole è la presenza di esponenti democratici nelle maggioranze di Cusano Mutri e Colle Sannita. Sfiorate, per una manciata di voti, le vittorie nei comuni di San Lorenzello, Forchia e Baselice.

Di tutto questo si discuterà nella Direzione del Partito, convocata per lunedì prossimo, alle ore 17, presso la Federazione Provinciale.