Gli antichi acquedotti romani Augusteo e Sannitico: una nuova prospettiva geo-idrologica

L’accesso ad acque potabili di alta qualità ha rappresentato fin dall’antichità uno dei principali vettori di sviluppo demografico ed economico per le civiltà

Redazione
Gli antichi acquedotti romani Augusteo e Sannitico: una nuova prospettiva geo-idrologica

Gli antichi acquedotti romani Augusteo e Sannitico: una nuova prospettiva geo-idrologica. L’accesso ad acque potabili di alta qualità ha rappresentato fin dall’antichità uno dei principali vettori di sviluppo demografico ed economico per le civiltà.

Nell’Appennino centro-meridionale, la straordinaria disponibilità di risorse idriche ha favorito l’insediamento umano fin da epoche remote. I romani, per primi, trasformarono la gestione delle acque da un’invenzione embrionale in un’imponente opera di ingegneria civile.

Privilegiando le sorgenti pure ed eterne rispetto all’acqua di pozzi, fiumi o cisterne, la civiltà romana ideò condotti a gravità capaci di superare le orografie più complesse per alimentare le grandi metropoli dell’impero.

In Campania, due grandi opere idrauliche incarnano questo straordinario connubio tra ingegneria e pianificazione territoriale: l’Acquedotto Augusteo (Aqua Augusta), realizzato nel I secolo a.C. sotto la direzione di Marco Vipsanio Agrippa per approvvigionare la baia di Napoli e la flotta militare di Capo Miseno, e l’Acquedotto Sannitico, tradizionalmente datato al I secolo d.C. e destinato alla città di Benevento e al percorso della Via Appia.

Un recente ed esaustivo studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi del Sannio (Libera Esposito, Michele Ginolfi, Guido Leone, Saman Abbasi Chenari e Francesco Fiorillo) riesamina questi due complessi sistemi idraulici sotto una luce innovativa, combinando dati idrogeologici, parametri idrologici e contestualizzazione storica.

L’Aqua Augusta fu costruito tra il 33 e il 12 a.C. per servire la baia di Napoli e la flotta di Capo Miseno; si estendeva per 106 km (149 km con le diramazioni). Partiva dalle sorgenti alte di Acquaro-Pelosi a Serino (377-380 m s.l.m.) e terminava nella Piscina Mirabilis a Bacoli.

L’Acquedotto Sannitico era ungo circa 33 km, collegava la sorgente Urciuoli di Serino (330 m s.l.m.) a Benevento, alimentando la città, le terme e i flussi della Via Appia fino al Castellum Aquae della Rocca dei Rettori.

La ricerca è stata sviluppata all’interno del progetto “L’Appia Antica. Una via per l’impero” promosso da Ambiente e Cultura Mediterranea in armonia con il riconoscimento dell’Appia Antica. Regina Viarum quale patrimonio UNESCO.

Italo Abate

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