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In arrivo un vaccino jolly contro ogni tipo di coronavirus

Se confermato potrebbe essere una svolta contro tutte le pandemie
sei in  valle caudina

2 settimane fa - 12 Ottobre 2021

In arrivo un vaccino jolly contro ogni tipo di coronavirus. Sperimentato con successo sui opi un vaccino ‘jolly’ efficace contro piu’ tipi di coronavirus.

I primi test

Nei primi test di laboratorio ha dimostrato di stimolare la produzione di anticorpi neutralizzanti non solo contro SarsCov2 (il virus della Covid-19). Ma anche contro SarsCoV1 (responsabile della sindrome respiratoria acuta grave, Sars) e altri tre coronavirus simili derivanti da pipistrelli e pangolini. I risultati sono pubblicati su Journal of Experimental Medicine dai ricercatori dell’Universita’ di Osaka, in Giappone.

Se venissero confermati anche nell’uomo, potrebbero aprire la strada a un vaccino di nuova generazione per prevenire le future pandemie da coronavirus.

Gli attuali vaccini in uso contro Covid-19, infatti, non sono ad ampio spettro: riescono a stimolare solo la produzione di anticorpi che riconoscono la ‘testa’ della proteina Spike specifica del virus SarsCov2 e non quella degli altri coronavirus.

Proteina incappucciata

Per superare questo problema, i ricercatori giapponesi hanno ‘incappucciato’ la proteina Spike, in modo che il sistema immunitario non ne riconoscesse la ‘testa’ virus-specifica ma il ‘cuore’, che si mantiene quasi identico nei vari coronavirus.

Carabiniere No vax stroncato dal Covid a 52 anni: grave un collega, anche lui No vax

Il maledetto Covid lo ha ucciso in soli 20 giorni, strappandolo a familiari, amici e colleghi.

La morte di Donato Guido, carabiniere salentino originario di Collepasso, giunge dopo tre settimane in cui il 52enne è stato male tanto da essere ricoverato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce.

Risultato positivo al Coronavirus le sue condizioni sono apparse subito critiche e le terapie ospedaliere non sono riuscite a salvargli la vita. Guida, 52 anni, appuntato scelto dei carabinieri in servizio nei ranghi del Nucleo radiomobile della Compagnia di Gallipoli, non aveva problemi di salute.

Era leggermente in sovrappeso ma non era vaccinato perché, come riportato da Repubblica.it che ha raccolto la testimonianza di un collega dell’uomo, aveva paura delle possibili conseguenze del vaccino.

Donato Guido non aveva altre patologie: aveva scelto di non vaccinarsi

“Era convinto che il vaccino avrebbe potuto provocargli conseguenze piuttosto gravi e per questo aveva preferito rimanere scoperto” le parole del carabiniere collega di Guido morto nella mattinata di sabato 9 ottobre.

Lascia i due figli (Fernando e Francesca), i genitori (Pina e Fernando), il fratello Fabio, i colleghi e tanti amici. Stando a quanto riportato da Repubblica ci sarebbe un altro carabiniere, collega di Donato Guido, che ora sarebbe ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

Originario di Matino, anche lui ha scelto di non vaccinarsi. Positivo al Covid anche un terzo carabiniere non vaccinato della stessa compagnia; che però non ha sintomi gravi e ora si trova in isolamento a casa insieme alla sua famiglia.

Il covid-19 è un nemico invisibile, subdolo e mortale

“L’episodio è e resta triste e amaro, ci lascia attoniti e addolorati nella constatazione che un collega non c’è più ed altri ancora lottano per guarire, ma al contempo deve esserci da chiaro monito e farci riflettere.

Il virus c’è ancora e miete silenziosamente vittime e le miete servendosi proprio di noi – si legge in una nota diffusa dal sindacato Unarma Puglia – per questo motivo, questa associazione sindacale pugliese invita ogni carabiniere alla responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni.

Ponendo al centro della disputa sempre la sicurezza, propria e degli altri, ivi compresi i nostri familiari, dentro e fuori dal servizio, quale ineludibile cardine per la lotta al virus e il corretto e sicuro espletamento dei delicati compiti cui siamo chiamati ad assolvere.

Il covid-19 è un nemico! Un nemico invisibile, subdolo e mortale che – conclude la nota – non si può pensare di combattere a mani nude e senza armi e protezioni; soprattutto da chi è chiamato, ogni giorno, in prima persona, sui campi di battaglia”.

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