Indignazione dei Giovani Democratici per il diniego di far votare per il referendum in loco studenti fuori sede e lavoratori
I giovani democratici chiamano in causa anche i parlamentari locali
Indignazione dei Giovani Democratici per il diniego di far votare per il referendum in loco studenti fuori sede e lavoratori. Indignazione dei Giovani Democratici per il diniego di far votare in loco studenti fuori sede e lavoratori
Nella giornata di ieri, presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera, si è discusso dell’opportunità di permettere a lavoratori e studenti fuori sede di partecipare alle consultazioni referendarie. E’ quanto si legge in un comunicato stampa dei Giovani Democratici.
A nostro avviso, tale discussione non avrebbe nemmeno dovuto aver luogo: il voto, pilastro fondamentale delle democrazie e diritto intriso di un immenso valore morale, storico e giuridico, non dovrebbe subire alcuna compressione. Ciò è ancor più vero in uno Stato democratico segnato da un astensionismo galoppante.
Di diverso avviso è stata la sottosegretaria Wanda Ferro di Fratelli d’Italia, la quale ha affermato — parafrasando — che se i giovani desiderano davvero votare, possono tranquillamente percorrere centinaia di chilometri; se non lo fanno, è forse per mancanza di volontà.
Al di là della consueta retorica paternalistica di questo Governo nei confronti delle nuove generazioni, resta difficile comprendere come un rappresentante delle istituzioni possa nutrire il coraggio di rilasciare dichiarazioni simili. È inaccettabile che chi ricopre un ruolo elettivo, agendo come garante della democrazia, scelga di ostacolare l’esercizio del voto a una fetta così importante della popolazione.
Non esistono giustificazioni valide. Non è una contesa ideologica, ma una questione di rappresentanza, libertà e autodeterminazione. Si tratta di tutelare il patto sociale tra eletti ed elettori, un
legame che appare sempre più logoro.
L’unica spiegazione plausibile è il timore che questi giovani “sovversivi” — spesso costretti a emigrare per necessità — non guardino con favore alle politiche liberticide di questo esecutivo e possano, dunque, votare contro la riforma.
Ma questa non è politica. Non si fa politica limitando i diritti altrui. Non si fa politica sulla pelle del futuro del Paese. Non si fa politica per perseguire meri interessi di parte.
Siamo curiosi di sapere cosa ne pensino l’onorevole Francesco Maria Rubano e il senatore Domenico Matera della linea adottata dai loro compagni di partito.
Quali risposte intendono dare alle migliaia di cittadini sanniti che, per studio o lavoro, vivono fuori sede e si trovano costretti a scegliere tra un estenuante viaggio e la rinuncia a un diritto sacrosanto?
Siamo profondamente delusi e indignati, ma pronti a trasformare questa rabbia in forza e desiderio di cambiamento.