Irpinia, cresce il lavoro ma calano gli abitanti: i numeri dietro lo sviluppo
Il confronto con Campania e Mezzogiorno restituisce un quadro misto: occupazione più alta, industria in difficoltà e spopolamento ancora aperto
Irpinia, cresce il lavoro ma calano gli abitanti: i numeri dietro lo sviluppo. “Un’Irpinia che cresce”. Il titolo del panel annunciato per la Festa de l’Unità provinciale di Avellino offre lo spunto per verificare quanto la prospettiva di sviluppo trovi riscontro nei numeri. I dati mostrano segnali positivi, ma anche fragilità che impediscono di parlare di una crescita uniforme e consolidata.
Secondo le stime Unioncamere–Tagliacarne, nel 2024 il valore aggiunto della provincia raggiunge 8,38 miliardi di euro, con un aumento del 2,93%.
Un risultato superiore alla media italiana del 2,14%, ma quasi identico a quello di Campania e Mezzogiorno, entrambi al 2,89%. Sono valori a prezzi correnti: includono l’effetto dei prezzi e non misurano la sola crescita reale.
La composizione del risultato conta: agricoltura e costruzioni avanzano rispettivamente del 10,88% e del 6,24%, mentre l’industria in senso stretto arretra del 5,69%. Il valore aggiunto per abitante, circa 21.167 euro, resta sotto le medie campana e meridionale. Il rilancio industriale evocato nel dibattito riguarda dunque una criticità concreta.
Sul lavoro il quadro è più favorevole. Nel 2024, secondo l’Istat, il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni raggiunge il 58,4%: nove punti sopra la Campania e cinque sopra il Mezzogiorno, pur restando inferiore al 67,1% nazionale. Rispetto al 56,6% del 2023, il miglioramento è di 1,8 punti percentuali.
Anche l’esclusione giovanile risulta più contenuta: i NEET, giovani che non lavorano né studiano, sono il 15,5%, contro il 24,9% regionale e il 23,3% meridionale. La retribuzione media annua dei dipendenti nel 2023 è di 18.031 euro, poco sopra le medie dei due territori di confronto.
Il segnale più critico arriva dalla demografia. I dati censuari definitivi registrano, alla fine del 2024, 395.072 residenti in provincia di Avellino: 1.901 in meno in un anno, pari a un calo dello 0,5%, contro lo 0,2% della Campania. L’età media è di 46,9 anni, rispetto ai 44,5 regionali.

Il deficit tra nascite e decessi è di 2.247 persone; gli scambi con altri territori italiani producono un’ulteriore perdita di 1.321 residenti. Il saldo con l’estero è positivo per 1.567 unità, ma non basta a invertire la tendenza. La crescita economica convive quindi con una provincia che si restringe e invecchia.
Le imprese mostrano un recupero recente. Dopo la lieve riduzione dello stock nel 2025, al 30 giugno 2026 le attività registrate sono 42.209, lo 0,47% in più rispetto a un anno prima. Le società di capitale crescono del 3,31%, secondo la Camera di Commercio Irpinia Sannio.
La lettura dei dati suggerisce una sfida precisa: consolidare i progressi occupazionali, rafforzare la produzione industriale e rendere il territorio capace di trattenere e attrarre residenti. “Un’Irpinia che cresce” ha una base statistica, purché non si confonda il miglioramento di alcuni indicatori con il superamento dei problemi strutturali.
