La Corte di Appello ribalta la sentenza e scarcera l’imputato

L'imputato era accusato di estorsione aggravata

Redazione
La Corte di Appello ribalta la sentenza e scarcera l’imputato
La Corte d’Appello di Napoli – I sezione penale- , ha ribaltato la decisione pronunciata in primo grado, emessa dal Tribunale di Avellino, accogliendo integralmente l’impugnazione proposta dall’ avvocato Giovanni ADAMO, difensore di B.G., giovane di 30 anni di Pietrastornina.
Il giovane era accusato di tra casi di estorsione aggravata
La Corte di Appello,  ha riconosciuto l’applicazione della disciplina del reato continuato ai sensi dell’articolo 81, comma secondo, del codice penale.
Una pronuncia di particolare rilievo, che ha comportato la rideterminazione del trattamento sanzionatorio e la conseguente immediata scarcerazione dell’imputato.
Nel giudizio di primo grado, il Tribunale di Avellino aveva rigettato la richiesta difensiva di riconoscimento del vincolo della continuazione con una medesima sentenza per fattispecie di reato analoghe con la quale era stata inflitta una condanna definitiva ad anni 2 e mesi 4 di reclusione.
Nel corpo del provvedimento emesso si sosteneva che l’unicità del disegno criminoso e qualificando le condotte oggetto di imputazione dovevano essere valutati come fatti autonomi, distinti sotto il profilo oggettivo e soggettivo, per cui l’imputato veniva condannato alla pena finale di anni 4 e mesi 8 per il delitto di estorsione aggravata.
Con la pronuncia di questo provvedimento il fine pena era stato fissato ad aprile del 2029.  Tale impostazione aveva condotto all’irrogazione di una pena più severa e al mantenimento della misura custodiale in atto dal giugno 2025.
La motivazione del giudice delle prime cure, non aveva convinto, in alcun modo, il difensore dell’imputato, per cui nei motivi di appello aveva insistito fortemente nella riforma sostanziale della sentenza di primo grado.
La Corte d’Appello di Napoli, investita della questione, ha proceduto ad una rivalutazione complessiva del materiale probatorio e del contesto fattuale, giungendo a conclusioni opposte.
I giudici di secondo grado hanno ritenuto integrati i presupposti richiesti dalla giurisprudenza di legittimità per il riconoscimento della continuazione, individuando elementi significativi nell’omogeneità delle condotte, nella loro prossimità temporale e nella riconducibilità delle stesse a un medesimo programma criminoso, elaborato sin dall’origine o comunque progressivamente definito.
Secondo la Corte di Appello di Napoli , la mera autonomia formale dei singoli episodi non è di per sé sufficiente a escludere la continuazione, dovendosi invece verificare la sussistenza di un nesso teleologico e finalistico tra le condotte.
In tale prospettiva, l’analisi non può arrestarsi alla frammentazione dei fatti, ma deve estendersi alla loro collocazione all’interno di un disegno unitario, coerente e riconoscibile.
L’accoglimento dei motivi di appello ha determinato una rideterminazione della pena secondo il criterio del cumulo giuridico, con applicazione della sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata nei limiti di legge.
Tale riduzione del trattamento sanzionatorio ha fatto venir meno i presupposti giuridici per la prosecuzione della custodia cautelare agli arresti domiciliari, rendendo la pena residua completamente espiata disponendo, in tal modo, la scarcerazione dell’ imputato  e restituendo allo stesso lo stato di libertà.