Attualità

La Valle Caudina aspetta un impegno unitario

di  Redazione  -  10 Aprile 2019

Non può essere credibile, chi sostiene proposte alternative. Questa osservazione si addice a quelli che aspirano a vedere concretizzata l’idea della Città Caudina e a quelli che amministrano l’Unione dei Comuni della Valle Caudina, ma, nel contempo, hanno detto sì al Traforo del Partenio. Andiamo con ordine. Nel corso degli anni, infinite volte è stato evidenziato il fatto che l’appartenere della Valle a due Province, indeboliva la proiezione verso lo sviluppo. Quelli di una certa età, ricordano che, negli anni ’60, grazie a persone che consideravano la politica come servizio e ad amministratori non improvvisati, si creò una vivacità che neutralizzò, in gran parte, l’ostacolo rappresentato dalla divisione amministrativa.
La Nazionale Appia univa, non divideva e il Taburno apparteneva anche ai caudini-irpini. Ci aiutava anche la politica Nazionale (Tabacchifici, Alfa Cavi). Un settore, però non trovò l’energia sufficiente per essere valorizzato: quello storico-culturale.
Nella seconda Repubblica, la nostra Valle sta vivendo la trasformazione in senso negativo dell’economia Valliva, sia in senso quantitativo che qualitativo. Se giriamo per i vari Comuni, notiamo lo spreco consumistico del territorio. Oggi, che l’agricoltura è ridiventata importante, accusiamo maggiormente il colpo. Intanto, il sogno della Città Caudina sembra un “sogno carsico”. Appare, provoca qualche convegno (anni ’70) e qualche articolo, e, poi, scompare. I fatti hanno dimostrato che, tranne una volta, l’idea viene esternata senza farla precedere dal coinvolgimento delle popolazioni. Tanti anni fa, proponemmo la creazione di un comitato zonale di esperti, per arrivare alla formulazione di un Piano di sviluppo unitario, che doveva fungere da bussola e da pungolo per attuare i dovuti passaggi necessari, per far nascere la Città Caudina. La proposta non ebbe fortuna. Se consideriamo la Valle un unico corpo territoriale e sociale, dobbiamo stare attenti a iniziative estemporanee e devianti, che potrebbero provocare malattie sociali e debilitanti.
Il Traforo del Partenio, proposto da chi ha dimostrato di essere un amministratore distratto, ha solo caratteristiche negative. Biancardi, come Presidente della Comunità Montana, non ha fatto niente di positivo e ha dimostrato di non capire nemmeno gli scopi istituzionali dell’Ente. Il fatto che il Traforo sia stato proposto, non come Comunità Montana, ma come Presidente della Provincia, giustifica la domanda: Come mai? Chi lo ha illuminato? Non è stato capace di ostacolare la crescita di discariche abusive sul territorio della C.M, adesso vuole apparire creativo. Quanto letto a sostegno del “Pertuso”, ha richiamato alla mia mente gli anni ’80, quando una proposta non programmata dalle amministrazioni locali, ma da un Ufficio di Via Tagliamento di Avellino, creò illusioni, che, in 40 anni, hanno provocato la distruzione di 40 ettari di terreno fertilissimo e affari di molti miliardi, senza che Avellino diventasse più vicina.
Se il sogno della Città Caudina, da non confondere con l’Unione dei Comuni, è ancora coltivato, per diventare realtà, c’è bisogno di altro. Diceva Manlio Rossi-Doria che “se non si fanno le conquiste concettuali adeguate, ci si agita, ma i problemi non si risolvono”.
Secondo me, è indispensabile creare un Comitato per lo sviluppo della Valle Caudina. Da alcuni anni, è diventata interessante l’Economia spaziale, che aiuta a far capire in quali direzioni un territorio deve guardare e con quali realtà deve tendere a relazionarsi. Senza confronti con alti profili professionali, si rischia di essere superficiali o distributori di false illusioni. Allo stato, mi sento di richiamare l’attenzione degli amministratori dei Comuni Caudini sui seguenti punti: 1)Impegnarsi per far diventare l’Ospedale di Sant’Agata dei Goti di primo livello e Ospedale anche Caudino. E’ facile comprendere il vantaggio. Negli anni ’80, i comuni della Valle Caudina facevano parte della ASL che aveva sede a Sant’Agata dei Goti.
2) La Ferrovia Napoli-Benevento dovrebbe diventare tratto Metropolitano. L’importanza delle grandi Città tende ad aumentare. E, con essa, aumenta, la debolezza delle periferie, se queste non si impegnano a creare sviluppo e rapporti armonici.
3) Completare la strada a scorrimento veloce per Avellino.
4) Creare, lungo il fiume Isclero, un Parco Fluviale, che diventerebbe un grande attrattore turistico.
5) Far ridiventare la Valle, grazie alla fertilità del terreno, l’orto della Campania.
Gli altri settori, come cultura e turismo, richiedono un impegno unitario e conoscenza delle risorse artistiche disponibili. Le cose elencate e quelle consigliate fanno capire che la proposta, non ragionata, del Traforo è fuorviante e limitativa. Perciò, deve essere abbandonata. E’ il caso di far sapere a  Biancardi che i problemi sono altri e bene farebbe se si impegnasse per conoscerli. Speriamo, bene.

Luigi Mainolfi