L’amore fragile e gli anticorpi di una comunità dopo l’orrore di Cervinara

Redazione
L’amore fragile e gli anticorpi di una comunità dopo l’orrore di Cervinara
L'amore fragile e gli anticorpi di una comuinità dopo l'orrore di Cervinara

L’amore fragile e gli anticorpi di una comunità dopo l’orrore di Cervinara. La violenza su una bimba ha destato un moto di indignazione nella comunità cervinarese e caudina. Le forze dell’ordine e la magistratura hanno fatto il loro dovere. Anche i servizi sociali lo hanno fatto. Ma cosa succede nelle nostre comunità? Perché avvengono fatti tanto devastanti? Quali anticorpi dobbiamo stimolare?  Per dare una risposta a queste domande abbiamo chiesto una riflessione alla professoressa Maria Felicia Crisi operatrice culturale e già preside del Liceo Giannone di Benevento ed assessore alla cultura della provincia sannita. Una riflessione da leggere con attenzione.

Orrore

Orrore. E’ la  parola più diffusa  in queste ore in cui si scopre che maschi adulti, all’interno della famiglia, hanno abusato di una bambina.

Orrore per l’atto in sé. Orrore perché si pensa che certe cose possano accadere solo in un altrove che non tocca la nostra quotidianità.

Orrore perché non abbiamo capito. Senso di colpa perché potevamo capire e ci siamo distratti.Come non condividere tutti questi sentimenti? Lo sgomento ci annichilisce perché tutto è qui ed ora, a un passo da noi, a distanza di gomito.

Credo, sinceramente, che stracciarsi le vesti non ci aiuti se, passata l’emozione del momento, si ritorna ciascuno nel proprio guscio.

Violenza domestica

I livelli di violenza domestica non si sono abbassati, la violenza sulle donne non è diminuita, i rischi per i bambini e le bambine in particolare, per gli adolescenti e le adolescenti in particolare, sono lì, nelle comunità, nel “sacro” recinto familiare.

Stamattina, in uno scambio di battute su facebook dicevo che non bisogna mai, mai, mai abbassare la guardia rispetto alla tutela dei bambini e degli adolescenti. Che non significa mettere i cancelli e non uscire più di casa, né limitare le frequentazioni dei parenti, né diffidare di chiunque.

Asticella educativa

Significa invece che non possiamo abbassare l’asticella educativa, che dobbiamo un attimo fermarci a riflettere su quanto le comunità abbiano bisogno di cultura alta. Perché? Perché tutti, dico tutti, genitori, docenti, professionisti, lavoratori, associazioni, istituzioni, devono essere consapevoli che noi ci portiamo dentro impulsi distruttivi. Che i recinti “sacri” sono spesso i luoghi di massima violenza e anche di efferatezza, che gli antidoti sono solo la scuola, l’educazione ai sentimenti, la cura dell’immaginazione, l’educazione alla condivisione,  l’educazione alla bellezza non per essere miss Italia né  come mito astratto, ma come cura di sé in rapporto all’altro diverso da me, fonte, per me, di conoscenza e di ricchezza,.

Genitori

Essere genitori è maledettamente difficile e,  chi è o è stato nella scuola,  come docente o capo di istituto, si è incontrato e si incontra con le situazioni più disparate e complesse: dal chi “ lei non sa chi sono io e mio figlio mai farebbe una cosa del genere”, al genitore frustrato dal fallimento, al genitore consapevole. E i risultati migliori si raggiungono quando si trova una strategia collaborativa, non esente da comportamenti oppositivi dei ragazzi, che sul lungo tempo dà i suoi risultati .

Scuola

Insisto sulla scuola con i suoi tempi belli e la sua noia: la noia di leggere e di ascoltare un  testo, la noia di sapere stare in un contesto, la noia di imparare alcune regole condivise ed esercitarle come portatori di diritti e di doveri; la bellezza di scoprire che quella noia apre mondi nuovi, allarga la immaginazione e fa bene all’anima.. E qui non c’è scuola digitale che tenga. La relazione fatta di parole, sguardi, silenzi, approvazione e disapprovazione, incoraggiamento e correzione,  è insostituibile.

Ma la scuola riguarda anche i genitori, che non possono scaricare i figli come pacchi, ma con i figli devono condividere il progetto e crescere anche loro.

Amore fragile

Rischio la retorica, lo so, ma non ne usciamo se non mettiamo mano anche a un’educazione dei genitori, soprattutto i più fragili socialmente, perché  al telefonino, al social,  al giocattolo usa e getta, accompagnino un percorso di attenzione ad un bimbo e ad una bimba che impegna tutte le loro energie, con cui commettono un sacco di errori ( ma quale genitore non ne commette), che bisogna amare incondizionatamente dicendo anche dei no, che bisogna educare all’autonomia, ma che vanno difesi senza  alcuna riserva da chi li mette in pericolo.

I genitori hanno scelto di mettere al mondo i loro figli e le loro figlie,  immagino come  frutto d’amore. Se l’amore è fragile bisogna che imparino a rafforzarlo e la comunità deve farsene carico.

Maria Felicia Crisci