L’empatia al tempo del coronavirus

Redazione
L’empatia al tempo del coronavirus

Riceviamo e pubblichiamo dal nostro lettore Tommaso Febbraro di Alessandria.

Nella situazione piuttosto surreale di questi giorni, tra tanta apprensione, mi rincuora il fatto che non sia stata individuata come paziente zero una persona extracomunitaria e che i focolai dell’infezione non siano stati localizzati nel meridione d’Italia.

In caso contrario, temo che avremmo assistito a comportamenti ancor più ignominiosi di quelli sinora registrati.

Rispetto a quanto sta accadendo, taluni, a certe latitudini, potrebbero, sbagliando, ricorrere agli strumenti dell’enfasi e parlare di nemesi storica, ma ciò sarebbe solo un esercizio di gretto cinismo, assolutamente fuori luogo.

A parer mio, invece, l’occasione è propizia per sperimentare ed assimilare il senso profondo dell’empatia, sintetizzata magistralmente, nel 165 a.C. da Terenzio (commediografo latino di origini africane): Homo sum humani nihil a me alienum puto. (Sono un essere umano, niente di ciò ch’è umano ritengo estraneo a me).

Senza dimenticare la regola d’oro, fondamento dell’etica della reciprocità tra gli individui e della dignità umana, efficacemente espressa dal celebre rabbino Hillel: «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te: questa è tutta la Torah. Il resto è commento. Va’ e studia».

Studiamo!