Maxi frode sui fondi europei destinati all’istruzione

Ci sono anche due irpini nell'inchiesta

Redazione
Maxi frode sui fondi europei destinati all’istruzione

Maxi frode sui fondi europei destinati all’istruzione. Docenti universitari, ricercatori di enti di primo piano come il Cnr, ma anche insegnanti di istituti superiori sono tra i protagonisti dell’ultima inchiesta della Procura Europea sulla gestione illegale dei fondi comunitari destinati all’istruzione.

Una maxi indagine partita da Palermo tre anni fa con l’arresto di una preside del quartiere Zen, scoperta a fare la cresta sul cibo della mensa scolastica e pronta a imporre alla sua scuola di acquistare pc e tablet dalla R-Sore, società di informatica, in cambio di cellulari di ultima generazione e regali per sè e i suoi familiari.

Grazie alle rivelazioni di una dipendente della s.p.a complice, Alessandra Conigliaro, i pm hanno allargato l’indagine e hanno scoperto che il caso della dirigente palermitana (che nel frattempo ha patteggiato) era tutt’altro che isolato. I pm, che hanno chiesto 16 misure cautelari, parlano di “sistema perverso” attraverso il quale diversi dipendenti pubblici, docenti e dipendenti universitari agevolavano l’affidamento di forniture di beni e servizi alla Informatica Commerciale S.p.A., alla R-Store S.p.a e alla Databroker.

Come contropartita, accumulavano dei “tesoretti”, così li definivano, che usavano per acquisti di oggetti per uso personale (per lo più cellulari e smart tv). Tra le persone raggiunte dalle misure cautelari ci sono anche due irpini.