Moiano: decadenza del consigliere Diglio per un condono del suocero di 30 anni fa
*Un'opposizione scomoda o una legittima applicazione delle norme? La vicenda del consigliere Raffaele Diglio solleva interrogativi sul confine tra legalità e opportunità politica
Moiano: decadenza del consigliere Diglio per un condono del suocero di 30 anni fa. La vicenda che ha investito il consigliere comunale di opposizione Raffaele Diglio sta animando il dibattito politico locale e sollevando interrogativi che vanno ben oltre i confini amministrativi di Moiano. Al centro della controversia, una procedura di decadenza promossa dall’amministrazione comunale sulla base di presunte irregolarità edilizie risalenti a trent’anni fa e riferite non al consigliere stesso, ma al suocero.
La cronologia dei fatti
La vicenda affonda le radici in pratiche edilizie degli anni ’80 e ’90. Come ricostruito dallo stesso Diglio nelle dichiarazioni rese durante il Consiglio Comunale del 9 febbraio scorso, nel 1986 venne presentata una prima richiesta di condono edilizio (protocollo n. 1790 del 1° aprile 1986), seguita dal regolare pagamento dell’oblazione.
Nel 1995 fu inoltrata una seconda istanza di condono (protocollo n. 899 del 28 febbraio 1995), anch’essa con pagamento regolare. Nel 1996 venne rilasciato un decreto di nulla osta per l’ampliamento del fabbricato, trasmesso alla Soprintendenza di Caserta.
Secondo quanto dichiarato dal consigliere, queste pratiche risulterebbero “ancora in via di definizione” e nessun provvedimento di annullamento sarebbe mai stato emesso dall’ente negli anni precedenti.
La svolta sarebbe arrivata solo recentemente, quando – come riferito da Diglio – una richiesta di accesso agli atti presentata da “un cittadino mai stato residente e che non ha mai vissuto nel Comune di Moiano” avrebbe innescato la procedura che ha portato all’annullamento dei titoli edilizi.
Un’opposizione nel mirino?
Raffaele Diglio si è distinto fin dall’inizio del mandato per un’attività di opposizione particolarmente incisiva. Ed è proprio questa circostanza temporale – l’improvviso riemergere di questioni vecchie di decenni proprio ai danni di un consigliere particolarmente attivo nella critica all’amministrazione – a sollevare perplessità e sospetti.
La famiglia del consigliere ha tentato di dialogare con gli uffici comunali, producendo memorie scritte e dichiarandosi disponibile a trovare soluzioni. Ma l’amministrazione, secondo la ricostruzione dell’opposizione, non avrebbe dato seguito a questa disponibilità, procedendo invece con la notifica dell’annullamento dei titoli edilizi.
Una decisione che ha costretto Diglio a ricorrere al TAR e che ha innescato, da parte del Comune, la contestazione di incompatibilità con la carica consiliare.
Le voci dell’opposizione
Salvatore Parrillo, capogruppo di opposizione, ha espresso con forza le preoccupazioni del suo gruppo durante il Consiglio Comunale: “È importante ricordare che il consigliere Diglio è chiamato a rispondere di un condono edilizio inoltrato dal compianto suocero 30 anni orsono, un atto che non ha alcun legame con la sua condotta attuale o con il suo operato come consigliere”.
Le parole di Parrillo toccano un punto nevralgico della questione: fino a che punto è legittimo e opportuno utilizzare vicende remote, riferite a familiari, per colpire un rappresentante eletto democraticamente?
“È come se si volesse giudicare un uomo per un errore commesso da un suo familiare in un passato lontano, senza alcun nesso con la sua persona o con il suo mandato”, ha aggiunto il capogruppo.
Parrillo ha anche lanciato un monito più ampio: “Mi preoccupa che si possa percepire una deriva autoritaria nell’amministrazione della res pubblica, dove decisioni importanti vengono prese senza il dovuto confronto e rispetto per le diverse opinioni”.
E ha concluso ricordando che la decadenza è uno strumento che può colpire chiunque, anche i consiglieri di maggioranza, invitando tutti a riflettere sulle implicazioni di un uso spregiudicato di tale istituto.
Le questioni aperte
La vicenda solleva diverse questioni che meritano attenzione. In primo luogo, la tempistica: perché pratiche vecchie di trent’anni, mai contestate prima, emergono improvvisamente proprio quando il consigliere coinvolto si distingue per un’opposizione particolarmente vivace?
In secondo luogo, la trasparenza: come ha potuto un soggetto estraneo al territorio ottenere informazioni così dettagliate e puntuali su pratiche edilizie così remote? Diglio ha fatto riferimento a “dati sensibili e puntuali che sicuramente qualcuno ha dovuto fornire”, annunciando l’interessamento della Procura della Repubblica.
Infine, la proporzionalità: è ragionevole e democraticamente sostenibile privare i cittadini del loro rappresentante eletto per questioni edilizie remote, riferite a un familiare, e per le quali esisterebbe ancora la possibilità di definizione amministrativa?
Tra legalità e opportunità
Nessuno può negare che le norme sull’incompatibilità dei consiglieri comunali vadano rispettate. Ma è altrettanto vero che l’applicazione delle norme non può prescindere da valutazioni di buon senso, proporzionalità e rispetto della volontà popolare espressa attraverso il voto.
La democrazia locale si nutre di dialettica, confronto, anche aspro, tra maggioranza e opposizione. Quando questa dialettica viene percepita come minacciata da strumenti amministrativi che colpiscono i rappresentanti più scomodi, il rischio è quello di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e di impoverire il dibattito pubblico.
La vicenda di Moiano è destinata ora al vaglio della magistratura amministrativa. Sarà il TAR a stabilire se l’operato del Comune è stato legittimo. Ma al di là del pronunciamento giudiziario, resta aperta una questione politica e morale: quale idea di democrazia locale vogliamo costruire? Una comunità in cui chi dissente viene isolato con ogni mezzo disponibile, o una comunità in cui il confronto, anche aspro, viene considerato una ricchezza e non una minaccia?
La risposta a questa domanda dirà molto sul futuro non solo di Moiano, ma della democrazia nei piccoli comuni, dove spesso il confine tra legalità formale e abuso degli strumenti amministrativi può farsi pericolosamente sottile.