Oltraggio alla lapide ai caduti coperta da una casetta di legno

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Redazione
Oltraggio alla lapide ai caduti coperta da una casetta di legno

Riceviamo e pubblichiamo.  Oltraggio alla lapide ai caduti coperta da una casetta di legno. Secondo le analisi storiche contemporanee, a livello globale, stiamo vivendo un periodo che presenta somiglianze con quello che precedette la prima grande guerra. Purtroppo anche i piccoli gesti quotidiani, le nuove tendenze in merito al senso civile ed etico sembrano confermare ciò.

L’arroganza, l’invidia, le condotte irrispettose, la smania di affermare presunte superiorità stanno progressivamente sostituendo solidarietà e fratellanza. Si è persa la misura sia nei rapporti umani che nella considerazione del bene pubblico.

A San Lupo non si ha più riguardo neanche della lapide che commemora il sacrificio dei caduti in guerra. Concittadini che persero la vita per consentire ai posteri, a noi, di vivere un periodo di maggior libertà e di aspirare all’uguaglianza.

Innanzi a tale luogo della memoria è stata piazzata una casetta in legno ed un palchetto utilizzati per alcuni eventi pre natalizi e ivi lasciati a deposito. La motivazione ufficiosa è che non c’è personale per smontarli (…ridicola!), un pò come i nastri e le coccarde del mese della Madonna che trovano tante mani per posizionarle ma il toglierle spetta sempre al meteo.

Motivazione più plausibile potrebbe trovarsi nel successivo utilizzo che ne è nato e cioè una postazione per la vendita di frutta e verdura in più giorni della settimana. Si dà una parvenza di utilità e comodità e tutto diventa normale.

Non ci sono più i “nonni” che al 4 novembre davano un valore diverso dal semplice impettirsi con una fascia per sentirsi star, che continuamente ci ricordavano le sofferenze e le brutalità della guerra e che probabilmente non avrebbero consentito di svilire i parenti e gli amici in epigrafe su quelle lapidi.

D’altronde abbiamo tra gli amministratori persone che pur di portare avanti astruse programmazioni propongono, per iscritto in un procedimento legale, l’attribuzione dello status di comunità socialmente arretrata, che non perdono occasione per manifestare la filosofia del “comandiamo noi”, che non a caso si sono posizionati sulla sponda opposta a quella di coloro che durante le tragiche guerre si battettero per la libertà e l’uguaglianza e da cui nasceva una Repubblica che fu onorevolmente rappresentata dalla figura del Presidente Sandro Pertini. In definitiva con quella ignobile occupazione del suolo pubblico stanno dimostrando di poter fare qualsiasi cosa vogliano e allo stesso tempo che non c’è più posto per la memoria.

Proprio una triste deriva.

Raffaele Pengue