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Cultura

Quell’infinito primo millimetro dopo il distacco

di  Il Caudino  -  2 Novembre 2015

L’ultima volta che ho avuto a che fare con la morte è stata per via di mio Nonno che proprio non ce l’ha fatta più a restarci vicino (ne avevamo bisogno). Solo in certe situazioni riesci davvero a percepire la mancanza definitiva, il vuoto non più colmabile. Quando perdi qualcuno di caro entri nel backstage del dolore. Quel giorno non potevo fare a meno di guardare mia Nonna, sembrava di assistere alla separazione di due continenti. Il primo millimetro dopo il distacco e la disperazione di non potersi toccare più. Non rimane che il ricordo, che forse pensandoci bene, non è altro che quella cosa che ci ostiniamo a chiamare anima. Parliamoci chiaro la morte è così potente da diventare livella (Totò docet), è così definitiva che dopo il suo passaggio, per esempio, tutti diventano buoni. Anche chi, quanto ancora in vita, era un emerito stronzo da morto diventa “ buon anima”. Per rispondere a questa inevitabile conclusione l’uomo da sempre rincorre l’immortalità. C’è chi ha giocato con puzzle abbastanza discutibili, un pezzo di qua uno di la metterli insieme e voilà! Chi ha sperimentato strane soluzioni alchemiche, fallendo miseramente. Ma siamo davvero sicuri che la morte non si può vincere? Siamo davvero sicuri che il ricordo se curato, se mantenuto intatto con l’esercizio quotidiano, non possa davvero rendere immortali. E allora, la poltrona che usava, il posto a tavola, il telecomando intoccabile, le scale fatte cento volte al giorno, il pacchetto di sigarette. Non ce ne rendiamo conto ma gli immortali esistono, molti vivono insieme a noi. Cosa definisce la morte o la vita , il passato o il presente? Certe volte, semplicemente, il verbo che usiamo. A me, per esempio, viene spontaneo dire Beethoven ha scritto la Nona Sinfonia. Ecco, il buon Ludwig è immortale proprio grazie a quello che ci ha lasciato, quindi è giusto parlarne al presente. Tutti abbiamo un panteon di immortali, ecco il mio: Bernini, Le Corbusier, De Andrè, Gianmaria Volontè e mio Nonno.

Alessandro Carofano