San Martino: diveto di esequie pubbliche per la moglie di Gennaro Pagnozzi

La famiglia critica il provvedimento del Questore di Avellino.

Redazione
San Martino: diveto di esequie pubbliche per la moglie di Gennaro Pagnozzi

San Martino: diveto di esequie pubbliche per la moglie di Gennaro Pagnozzi. La famiglia Pagnozzi-De Matteo interviene pubblicamente in seguito al decesso della sig.ra Rita De Matteo, moglie di Gennaro Pagnozzi e mamma di Domenico e Paolo Pagnozzi, e al provvedimento del Questore di Avellino che vieta lo svolgimento di esequie pubbliche e solenni:

“In data 26 gennaio 2026 è deceduta la sig.ra Rita De Matteo, moglie del defunto Gennaro Pagnozzi e mamma di Domenico e Paolo Pagnozzi.

La sig.ra De Matteo, pur avendo vissuto una vita ligia al dovere e alla legalità (così come conferma il suo casellario giudiziale), non ha avuto diritto a delle esequie solenni e pubbliche, cosa che ha provocato estremo dolore alla sua famiglia, in particolare modo ai giovani nipoti, data la spiccata fede della sig.ra De Matteo.

Le ragioni addotte dal Questore di Avellino sono le seguenti:

La celebrazione dei funerali potrebbe rappresentare occasione per la commissione di azioni di rappresaglia o iniziative intimidatorieovvero durante il tragitto o all’arrivo in Chiesa vi potrebbero essere iniziative eclatanti finalizzate ad esaltare il clan, con conseguente turbativa dell’ordine e della sicurezza pubblica.

Il provvedimento che vieta una degna sepoltura alla signora ècaratterizzato da diverse illegittimità tra cui: l’errore sui presupposti di fatto, avendo attribuito alla defunta precedenti penali inesistenti, mentre la stessa risulta incensurata, e sulla mancata valutazione dell’insussistenza di un pericolo attuale, considerato che i soggetti richiamati dal provvedimento risultano:

Gennaro Pagnozzi defunto, mentre Domenico Pagnozzi e Paolo Pagnozzi detenuti (Domenico per di più è sottoposto al regime di cui all’art. 41-bis O.P.); inoltre Domenico e Paolo Pagnozzi, proprio al fine di sgombrare il campo da qualsiasi dubbio sul pericolo attuale hanno rinunciato con estremo dolore ad eventuali permessi e autorizzazioni finalizzati a presenziare ai funerali della propria madre.

Tale provvedimento oltre ad essere illegittimo, riserva una disparità di trattamento paradossale con il marito Gennaro Pagnozzi, colui che era considerato il capo-clan, per cui nel 2016 furono consentite esequie pubbliche e solenni, seppur al momento della morte fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per gravi reati.

A tal proposito si ricorda come in questa occasione non vi fu alcuna iniziativa eclatante di esaltazione del famigerato “clan”, che ha turbato l’ordine e la sicurezza pubblica.

Di conseguenza non si capisce per quale motivo se non ci fu alcuna iniziativa eclatante per il presunto capo-clan, dovrebbe esserci in occasione del funerale di una persona estranea a tali dinamiche.

Si rappresenta, inoltre, come i membri della famiglia Pagnozzi non si siano mai resi protagonisti di fatti sangue avvenuti in Valle Caudina.

A questo punto vi è da chiedersi: Questi provvedimenti vengono emanati sulla base delle circostanze concrete del caso o in maniera astratta e generica, trattando le persone come pratiche da concludere velocemente?

La famiglia Pagnozzi da anni cerca di riabilitare il proprio cognome, che una certa parte dello Stato vuole caparbiamentetenere ancorato alle dinamiche delinquenziali.

I nipoti sono impegnati in tutte attività onorevoli: Chi negli studi universitari, chi ha intrapreso l’attività di imprenditore, chi è proiettato per svolgere il concorso in magistratura, etc…, ma nonostante questo il cimitero di San Martino Valle Caudina nella mattinata del 28 gennaio 2026 è stato assediato da circa 40 membri delle forze dell’ordine, che hanno impedito un dignitoso addio che avrebbe meritato una donna semplice e lontana da ogni logica criminosa.

Si continua, tutt’oggi, a fare blitz anti-camorra e relazioni semestrali in cui si cita l’attività del famigerato “clan Pagnozzi”, collegandolo a personaggi del tutto facenti parte di nuove dinamiche delinquenziali.

Il clan Pagnozzi non esiste più, le nuove generazioni dei Pagnozzi hanno intrapreso strade ben diverse dalla criminalità e gli stessi membri della famiglia che stanno pagando i propri conti con la giustizia, hanno iniziato ad intraprendere una strada di riabilitazione sociale ancorata alla legalità.

Potrà la famiglia Pagnozzi, ormai estranea dalle dinamiche criminali da anni, trovare la serenità di una famiglia normale o si tratta di una condanna a vita nei confronti di chi ha questo cognome?

La Costituzione italiana è improntata alla dignità della persona, alla responsabilità personale delle proprie condotte e alla riabilitazione dei cittadini che violano la legge, ebbene la Costituzione viene violata continuamente nei confronti della famiglia Pagnozzi: Sembra quasi che lo Stato abbia interesse a non dichiarare estinto questo clan, ormai inesistente.

La famiglia Pagnozzi ha già dato mandato all’Avvocato Vittorio Fucci di valutare di intraprendere le azioni più opportune sia da un punto di vista legale, sia al fine di rappresentare tale situazione al Presidente della Repubblica, quale garante della Costituzione, e alla Commissione parlamentare antimafia.
San Martino Valle Caudina, lì 02.02.2026

Il comunicato è firmato dalla Famiglia Pagnozzi-De Matteo