Si apre un marzo nero: il contagio salirà per 4 settimane

Si apre un marzo nero: il contagio salirà per 4 settimane

1 Marzo 2021

di Redazione

Si apre un marzo nero: il contagio salirà per 4 settimane. Già usiamo tutti gli strumenti a disposizione: mascherine, distanziamento, vaccini, immunità di gregge di chi si è già ammalato. Però abbiamo di fronte le varianti, molto più aggressive del virus ordinario, che stanno diventando le forme più diffuse”. Lo dice, intervistato da La Repubblica, il fisico Roberto Battiston.

“Visti i tempi di intervento e reazione, per almeno 4 settimane il numero dei nuovi positivi continuerà a crescere. Ma dobbiamo agire subito per osservare gli effetti sull’Rt in 1-2 settimane.

Se ritardiamo le azioni di contenimento ci fermeremo solo quando il sistema sanitario non reggerà più l’urto. Rischiamo di trovarci presto in una situazione molto peggiore di ottobre”, avverte.

Venti province in difficoltà

Una ventina le province che accusano maggiori  difficoltà, spiega. Ma “altrettante stanno peggiorando. Nel primo gruppo si trovano  Pescara, Chieti, Matera, Salerno, Imperia, Bergamo, Brescia, Ancona, Ascoli, Campobasso, Monza, Trento e buona parte della Toscana.

Tra le zone che peggiorano ci sono il comune di Napoli, il Piemonte, alcune province del Friuli, Frosinone, e province lombarde come Como e Cremona. Va sottolineato che tre settimane fa in condizioni critiche c’erano solo la provincia di Perugia e quella di Bolzano”.

“Perugia e Bolzano hanno avuto le chiusure e in tre settimane l’Rt provinciale è tornato sotto 1, osserva Battiston . Se si combatte il virus con le misure di mitigazione i risultati si ottengono. Ma bisogna essere rapidi”.

Campania in dad

Un milione di studenti a casa davanti al computer. Le scuole della Campania entrano da questa mattina in regime di didattica a distanza fino al 14 marzo dopo l’ordinanza emanata dal governatore Vincenzo De Luca.

Stop alle lezioni in presenza

Ma lo stop alle lezioni in presenza rappresenta uno dei capitoli più controversi della strategia di contenimento della pandemia da Covid-19. “Oggi è un giorno triste”, scrive in una lettera aperta Alberto Porzio, fisico, docente universitario e soprattutto genitore di uno studente liceale prossimo alla maturità.

“La nuova chiusura delle scuole campane mette i brividi addosso. La mia generazione, argomenta Porzio, quella dei genitori degli studenti di oggi, non può non interrogarsi di fronte a questa decisione. Non per stabilirne la legittimità, ma per trovarne un senso e una giustificazione di fronte alla storia.

Domani i nostri figli, i nostri nipoti e le generazioni che verranno s’interrogheranno sulle scelte che oggi noi facciamo come noi ci siamo interrogati sulle scelte che i nostri nonni e i nostri padri hanno fatto nei periodi più bui della storia”.

Sono 994.993 gli alunni della Campania per i quali le aule resteranno chiuse a partire da oggi. Nell’ordinanza, la Regione rimarca la ripresa dei contagi e sottolinea l’esigenza di completare la campagna vaccinale per docenti e personale ausiliario.

Ricorsi al tar

I no Dad si stanno organizzando. Alle 20.30 di ieri la petizione lanciata Change. org dal Comitato scuole aperte Campania aveva superato quota 2200 firme. L’obiettivo è arrivare a 2500. ” Non se ne può più di sentirci dire che “le scuole non sono chiuse, ma c’è la didattica a distanza”. Non è vero. La scuola è un’altra cosa ” , affermano i promotori.

E già oggi potrebbero essere presentati i primi ricorsi al Tar contro l’ordinanza regionale. La giustizia amministrativa, dopo aver rigettato alla fine del 2020 le prime richieste di sospensione della didattica a distanza, aveva imposto la ripresa delle lezioni in presenza a partire dal 26 gennaio scorso.

Lo aveva fatto con un decreto della presidente della quinta sezione, Maria Abbruzzese, poi confermato in composizione collegiale. I comitati di genitori favorevoli alla dad annunciano a loro volta controricorsi nel caso in cui l’ordinanza dovesse essere impugnata.

Sullo sfondo, resta l’amarezza di chi, come il professor Porzio, ricorda che ” subito dopo la Seconda Guerra Mondiale tutti i cittadini italiani capirono che la rinascita del Paese doveva passare per uno sforzo collettivo che migliorasse, e non di poco, il livello di istruzione medio della popolazione. Di questo sforzo noi abbiamo goduto i frutti senza, forse, averne apprezzato la fatica ” .

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