Valle Caudina: ad un passo dall’irreperabile, la disperazione dei pazienti per la chiusura del Csm di Airola

Le persone sono rimaste senza cura e senza un minimo di assistenza in un silenzio assordante da parte delle istituzioni

Redazione
Valle Caudina: ad un passo dall’irreperabile, la disperazione dei pazienti per la chiusura del Csm di Airola

Valle Caudina: ad un passo dall’irreperabile, la disperazione dei pazienti per la chiusura del Csm di Airola. “Signora ma io come faccio? Ho 86 anni, mio figlio è schizofrenico e a malapena riesce ad arrivare fino al Csm di Airola. Ma ora che l’hanno chiuso, come può raggiungere Puglianello? Questi sono pazzi!!! Così le persone si destabilizzano… non si può sospendere il servizio in questo modo”, si dispera l’anziana donna torcendosi le mani.

Anche Laura P., marito cieco, depressa, perora la causa del figlio agli arresti domiciliari: “Finalmente dopo 9 mesi aveva avuto il permesso di andare dalla psicologa perché i farmaci da soli non bastano: continuava a mettersi le lamette in gola. Ma il giudice gli ha dato un’ora di tempo per fare la psicoterapia e poi deve portare la giustifica ai Carabinieri … mica può stare fuori un’intera giornata … così è entrato nel panico.”

Un giovane di Airola al suo “esordio psicotico” deve essere dimesso dal SPDC: ma non si può indirizzare a Puglianello. Un’altra paziente ha chiesto: “Mi potete ricoverare qui in ospedale per un mese? Ho paura di rimanere senza terapie ad Airola”.

Insomma c’è allarme fra i pazienti cui è venuto a mancare il punto di riferimento. E dopo più di una settimana che sono rimasti abbandonati a se stessi, le conseguenze della mancanza di cure cominciano a farsi sentire. Il personale, infatti, è stato trasferito a Puglianello, ma i pazienti sono rimasti ad Airola perché il Csm non è un banale ambulatorio, ma un luogo di accoglienza, dove si fa un’attività diversificata e che non può essere traslocato dalla mattina alla sera, né tantomeno a 30 km. di distanza, senza ripercussioni.

Anche perché con le deviazioni dei lavori per l’alta velocità, i tempi di percorrenza diventano biblici. Il pullmino alla fine del giro fatto venerdì segnava 197 km! Il coordinatore del Dsm Paolo Cavalli – che ha lavorato 5 anni ad Airola e che ha ordinato il sopralluogo dal cui esito è scaturita la chiusura – non può ignorare le tragiche conseguenze di questa decisione paradossale: ha spostato una struttura inadeguata – quella di Airola – in una altra in cui manca l’autorizzazione sanitaria, quella di Puglianello. Non sarà il caso di controllare ora se tutte le strutture del DSM sono in regola?

Così ad Airola si sono stoppate una serie di attività volute dalla legge cui l’equipe ridotta al lumicino si arrabattava a far fronte: 9.000 cartelle cliniche, un migliaio le più recenti, 120 i casi gravissimi da seguire.

Perché un Csm è un luogo in cui si fa la presa in carico dei pazienti: cioè, dove un’intera equipe di psichiatri, psicologi, infermieri, terapisti della riabilitazione, ecc. programma, agisce e interloquisce con il paziente, con la famiglia, con il suo lavoro.

Non è questione, insomma, di pullmini per il trasporto dei pazienti: è questione di territorialità. Così viene meno il rapporto con il tessuto sociale del paziente, con l’ambito, con le attività riabilitative, cognitive, di socializzazione sul territorio.

Presso il centro si fanno per esempio le Unità di Valutazione integrata; i pazienti vanno a prendere i farmaci, parlano con la caposala, si informano per le domande all’Inps. Ora si è sopperito alle carenze di personale con l’organizzazione: ogni infermiere, infatti, fa da “caregiver” a un gruppo di pazienti gravi e li segue, si preoccupa di fare la fiala di “depo”,  interviene sul disagio acuto e soprattutto li ascolta.

Ma come ripristinare questo rapporto? Altro fatto grave: la terapista della riabilitazione è in gravidanza e da 3 mesi non è stata più sostituita. Così, è stato sospeso il centro diurno. Il che è profondamente iniquo per un paziente di Airola rispetto ad uno di Benevento.

Ora anche chi faceva psicoterapia, sta cominciando a rinunciare: “Come è possibile a Puglianello… !?” Quanto alla presa in carico dei nuovi psicotici – importantissima – ne erano attesi 3 per oggi: ma quando hanno saputo di dovere andare a Puglianello, già uno di loro ha rinunciato. Insomma, chi non ha soldi, né mezzi, rinuncia a curarsi.

Perciò chiediamo alla Asl: “fate presto a trovare una soluzione prima che accada l’irreparabile”.

Serena Romano presidente de La Rete Sociale.