Valle Caudina, allarme inquinamento: dati preoccupanti per Isclero e aria nei comuni del comprensorio
Da Cervinara a Montesarchio, passando per San Martino Valle Caudina e Roccabascerana: al convegno ISDE emergono criticità ambientali che incidono sulla salute pubblica
Valle Caudina, allarme inquinamento: dati preoccupanti per Isclero e aria nei comuni del comprensorio. Da Cervinara a Montesarchio, passando per San Martino Valle Caudina e Roccabascerana: al convegno ISDE emergono criticità ambientali che incidono sulla salute pubblica.
L’inquinamento nella Valle Caudina, fra le province di Avellino e Benevento, non è più un tema marginale, ma una questione sanitaria e sociale che coinvolge direttamente diversi comuni del territorio.
È quanto emerso con forza dal convegno “La Valle Caudina tra splendore e inquinamento”, svoltosi a Cervinara, in provincia di Avellino, nella sala cultura, in piazza Municipio, e promosso dalla sezione avellinese dell’ISDE, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.
Al centro del dibattito, i dati relativi alla qualità dell’ambiente nei comuni di Montesarchio, Cervinara, San Martino Valle Caudina e Roccabascerana, aree che – secondo quanto illustrato dall’organizzatrice dell’incontro Anna Marro– non risultano affatto immuni da fenomeni di contaminazione.
In particolare, sotto osservazione finiscono le acque del fiume Isclero, definito “il termometro della Valle”, e la qualità dell’aria respirata quotidianamente dai cittadini.
A introdurre i lavori, dopo la presentazione della moderatrice Elena Merola, è stata proprio Anna Marro, medico endocrinologo e geriatra, nonché vicepresidente ISDE Avellino, che ha richiamato l’attenzione sugli effetti dei fattori inquinanti sulla salute della popolazione.
L’inquinamento delle acque e dell’aria, è stato sottolineato, non rappresenta solo un problema ambientale ma un rischio concreto per l’incidenza di patologie croniche e degenerative.
Un aspetto aggravato dalla presenza di sversamenti abusivi, oggetto anche di sinergie investigative tra Istituto Superiore di Sanità e Procura della Repubblica di Avellino, che ad aprile renderanno pubblici i dati raccolti.
Il presidente ISDE Avellino, Franco Mazza, ha mostrato immagini e dati che documentano situazioni critiche, con particolare riferimento alle aree già segnate da forte pressione ambientale, come la Valle del Sabato. L’inquinamento, è stato evidenziato, non è un fenomeno astratto ma una realtà visibile, misurabile e con ricadute tangibili sulla salute pubblica.

Di grande impatto anche l’intervento dell’uro-andrologo Luigi Montano, coordinatore del progetto di ricerca EcoFoodFertility, che studia il legame tra contaminazione ambientale e salute riproduttiva.
I risultati illustrati indicano come l’esposizione a inquinanti possa influire negativamente sulla qualità degli spermatozoi, rendendo il seme umano una vera e propria “sentinella” dello stato di salute ambientale. Un dato che rafforza l’idea che le criticità della Valle Caudina non possano essere sottovalutate.
Nel corso del convegno è emersa la necessità di un nuovo modello di sanità integrata, capace di mettere in relazione ambiente, uomo e animali, come ribadito anche dal direttore generale dell’ASL Caserta, Antonio Limone. Fondamentale, inoltre, il richiamo alla responsabilità delle istituzioni locali, chiamate a non restare indifferenti davanti a segnali che riguardano il benessere collettivo.
Il messaggio condiviso dai relatori è stato chiaro: l’inquinamento nei comuni della Valle Caudina è una questione che richiede interventi strutturali, monitoraggi costanti e una collaborazione concreta tra cittadini, enti locali e livelli di governo superiori. Ambiente e salute devono diventare priorità assolute, senza rinvii.