Attualità

Valle Caudina: i cialtroni che gestiscono la politica

di  Redazione  -  18 Giugno 2019

Valle Caudina. Dall’editoriale di Gianni Raviele pubblicato questo mese sulla versione cartacea del nostro giornale estrapoliamo il paragrafo dedicato alla Valle Caudina. Ad Atripalda è stata firmata, alla fine di maggio, una convenzione fra Comune, Università di Salerno e Sovrintendenza per studi e ricerche sull’area archeologica contigua ad Avellino. Il fine scientifico è di vedere l’area “diventare parco ed entrare in rete da Avella a Mirabella a Conza”. Il progetto integrato non si esaurisce solo nelle testimonianze archeologiche, ma ha anche un valore ambientale e sociale.  La soprintendente Francesca Casale ha illustrato, con chiarezza e precisione, il programma di studio e di riqualificazione del sito: “Le attività del Dipartimento universitario avranno un percorso triennale e saranno molteplici e all’avanguardia. Saranno effettuate ricognizioni archeologiche di superficie, geomorfologiche, archeomorfologiche, prospezioni geofisiche (magnetiche, elettriche e radar), oltre naturalmente ad una campagna di rilievo fotogrammetrico aereo e terrestre, laser scanning e modellazione image-based per una mappatura e verifica dell’emerso e del “non visibile”, per avviare una nuova stagione di scavi”. Ho voluto portare per esteso l’accurato programma della sovrintendente Casale per dare alle autorità della Valle Caudina un percorso di intervento per Caudio, argomento del quale mi sono, con gli amici di questo mensile, più volte occupato. Ma i sindaci del nostro territorio, la fantomatica “Città Caudina”, i cialtroni che gestiscono la politica nei nostri paesi, non hanno mai preso in considerazione la possibilità di ridare visibilità a Caudio, con un progetto di lavori e interventi tecnologici moderni che abbiamo elencato. Mi pongo due interrogativi: qual è il motivo del silenzio e dell’inoperosità della soprintendenza di Benevento a fronte di un inestimabile patrimonio culturale sommerso e tutto da esplorare? che senso ha parlare, pomposamente, di “museo archeologico nazionale” a Montesarchio, quando quella che dovrebbe essere la sorgente di un flusso storico e identitario di un’etnia è nascosta è, forse, essiccata? Sono curioso di sapere quante persone hanno visitato nell’ultimo anno- eccezione fatta per le scuole – il museo e le sue eventuali pertinenze: credo che il nulla sarà il tutto. Ai sindaci immemori, incompetenti o abbandonati a loro stessi, vorrei suggerire di servirsi di un canale che può rivelarsi importante per sostenere un progetto di recupero di Caudio.