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Valle Caudina, Insieme a Bray con la cultura che vince

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7 anni fa - 20 Febbraio 2015

Oggi Massimo Bray ha annunciato dalle pagine dell’Huffington Post la nascita del progetto in cui decine di migliaia di persone confidavano: dall’hashtag #‎laculturachevince all’associazione “La Cultura che vince”. «Durante l’esperienza straordinaria che ho avuto la fortuna di vivere lo scorso anno – dice Bray -, quando ero ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, ho potuto percorrere l’Italia, conoscerla approfonditamente, incontrare e ascoltare le tantissime persone che operano ogni giorno con grande passione e impegno per i beni culturali e per la cultura. Ho visto e toccato con mano che esiste davvero un’energia positiva che attraversa il nostro Paese, costituita dalle tantissime persone che si prendono cura dei beni culturali, creando progetti e diffondendo cultura. È un’energia che pervade il nostro modo di essere, richiedendo nuove forme di partecipazione alla vita pubblica e risposte alle domande esistenziali di ognuno di noi. Questa energia rimane il più delle volte nascosta e inascoltata, specialmente dalle istituzioni: dobbiamo allora farla emergere per il bene del nostro paese perché con la cultura si vive, si migliora, si agisce, si vince. La cultura conta, appartiene a tutti, non fa paura, non è alta, ma implica valori». Da ministro, Massimo Bray la cultura l’è andata a conoscere da dentro, viaggiando nell’universo dei Beni culturali in maniera assolutamente insolita rispetto alla carica istituzionale che rivestiva. Indimenticabile l’odissea a bordo della Vesuviana per raggiungere Pompei, o la visita in bicicletta nei giardini del Parco reale della reggia di Caserta o ancora il suo giungere in utilitaria, in un sonnolento sabato pomeriggio, alla real tenuta di Carditello che restituì poi allo Stato, dopo decenni di abbandono, solo due mesi dopo quella visita. Per dare corpo alla voglia di rinascita e di riscatto dei territori, il direttore della Treccani ha lanciato il sasso nello stagno dando vita all’associazione. «Guardiamoci intorno – ha aggiunto -: abbiamo un patrimonio unico e straordinario: vogliamo proteggerlo, vogliamo godercelo ma, usufruendone con cura e rispetto, vogliamo soprattutto impegnarci per tutelarlo. È l’eredità più bella e più ricca che ci sia stata lasciata: un patrimonio fatto di bellezze naturali e artistiche, ma anche composto di idee, di ideali e di valori». Per mettere insieme queste risorse ed energie positive #laculturachevince è diventata un’associazione «il cui fine – chiarisce l’ex ministro – è di aggregare tutti coloro che credono nella cultura, che inventano e innovano, per tentare di dare loro una rappresentanza e dimostrazione di esistenza, nonostante il degrado e le ferite laceranti presenti nel nostro paese. Le vogliamo aggregare, rappresentare e far operare in sinergia, facendo rete e mettendo in condivisione esperienze e pratiche vissute per costruire un patrimonio comune, in cui tutti si possano riconoscere. Vogliamo cercare di far questo, definendo una piattaforma multimediale che raccolga e recensisca tutte le buone pratiche di chi è impegnato nel mondo della cultura. Un modello wiki, incrementato da tutti coloro che partecipano al progetto e da un team “redazionale” capace di coordinare i materiali, che arricchiranno il database: un luogo virtuale, ma fortemente legato alla realtà attuale, di chi vuole far conoscere le buone pratiche verso la cultura e i beni comuni presenti in ogni territorio italiano e condotte da enti locali, associazioni, cittadini, che si impegnano e credono che un’Italia diversa da quella descritta ogni giorno nei telegiornali o nei quotidiani, esiste e lavora». A Montesarchio Massimo Bray è stato ospite, nei giorni scorsi di Percorsi Caudini, al castello archeologico del Sannio Caudino, a Montesarchio, dove ha visitato anche il Museo, per un’iniziativa fortemente voluta da Peppino Vaccariello. Anche lì ha raccolto l’entusiasmo e la voglia di dare corpo e forza alle energie che promanano dalla cultura e dalla gente che di questa vuole vivere e cibarsi. Così ha messo su «un laboratorio per ripensare l’Italia, per dare rappresentanza a tutti coloro che portano avanti progetti, idee, innovazione creando una rete o condividendo on line la rete già presente e diffusa in ogni territorio. L’adesione alla piattaforma non comporta nessun tipo di obbligo, se non la partecipazione attiva e il fare rete. Il ‘fare rete’ faciliterà scambi e conoscenza di progetti ed esperienze: ogni soggetto aderente, portando la propria esperienza, contagerà gli altri a seguirne l’esempio e ad attuare buone pratiche. Ma #laculturachevince è anche un progetto politico riformista, fatto di valori, di aspettative di una comunità; un luogo che partecipi alla formazione delle coscienze, che aiuti a pensare il futuro; un contributo alla ricostruzione del tessuto umano e sociale del paese che appare oggi devastato non soltanto dagli effetti della crisi economica, ma anche da una più generale crisi di ideali, di fiducia, di prospettive. Partire dalla cultura diviene l’elemento fondante per ricostruire il nostro paese». Così, quella che Bray chiama “esperienza straordinaria” diventa un “progetto di partecipazione orizzontale”, nato sulla base dei valori e degli ideali a cui si è ispirato durante i mesi in cui è stato alla direzione del dicastero, con l’intento di riunire tutte le persone che si riconoscono in essi. «Moltissime di queste persone – conclude – che ho avuto la fortuna e l’opportunità di conoscere, mi hanno guidato a vedere i luoghi e i beni culturali che stanno proteggendo e valorizzando con grandissimo impegno e sforzo personali. Anche se non posso come vorrei ricordare qui tutti i loro nomi, voglio ringraziarli perché mi hanno arricchito con la loro esperienza e testimonianze, mi hanno portato a riflettere senza sosta sui problemi reali dell’Italia e dei beni culturali per cercare di trovare insieme le soluzioni, discutendo e dialogando in un confronto e ascolto quotidiano. Soltanto se lo faremo insieme, potremo davvero guardare al futuro del paese con una prospettiva condivisa che ridia speranza e costruisca una società migliore, più solidale e aperta per i nostri figli e le generazioni future. Dobbiamo lavorare insieme per cambiare l’Italia e dare ai nostri figli la speranza di avere un futuro migliore». Se l’Italia è a un punto di svolta, la cultura deve essere la via maestra.

Nadia Verdile

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