Valle Caudina: le ragioni della candidatura a capitale italiana della cultura 2028

Il team di progettazione risponde ad alcune critiche che hanno delle incredibili

Redazione
Valle Caudina: le ragioni della candidatura a capitale italiana della cultura 2028

Valle Caudina: le ragioni della candidatura a capitale italiana della cultura 2028. Abbiamo letto con attenzione le parole del presidente della Fondazione di Comunità di Benevento, Angelo Moretti, e sentiamo il bisogno di intervenire non per alimentare contrapposizioni, ma per riportare il dibattito su un piano di responsabilità culturale e politica.E per emendare alcune sorprendenti imprecisioni.

Com’è noto, la candidatura della Città Caudina prende avvio più di un anno fa, attraverso un lungo lavoro preparatorio. Successivamente abbiamo registrato la presenza della candidatura di Benevento, che abbiamo accolto con serenità e nella matura consapevolezza che, malgrado la breve distanza geografica, si tratta di territori dalla storia, dalla memoria e della cultura profondamente diversi.

E noi continuiamo a pensare, senza che nessuno finora ci abbia smentito, alla diversità come valore irrinunciabile. Soprattutto per ipotizzare qualsiasi collaborazione fondata su criteri di serietà. Come sempre, le mescolanze raffazzonate, le accozzaglie confuse, velleitarie, non portano a niente.

Attribuire implicitamente alla pluralità delle candidature provinciali una responsabilità per l’esito finale rischia di trasformare una riflessione necessaria in una comoda semplificazione. Presentando un errore di metodo e di merito.
Le competizioni culturali non si decidono per sottrazione o per «sovraffollamento», ma per la forza strutturale dei progetti, per la loro capacità di incidere sulle politiche pubbliche e di costruire visioni credibili nel tempo.

La candidatura della Città Caudina non è mai stata concepita come un elemento di disturbo o di divisione – ribandendo ancora una volta sia stata concepita, sviluppata e comunicata ben prima di altre candidature – ma come una proposta autonoma, fondata su un’idea precisa di territorio, di cultura e di sviluppo.

Un progetto che non ha mai cercato facili scorciatoie simboliche, né ha affidato la propria credibilità a fattori esterni o contingenti, ma alla qualità dell’impianto culturale, alla coerenza metodologica e alla profondità delle alleanze costruite.

Un’altra vistosa imprecisione, forse determinata dalla concitazione emotiva, è quella secondo cui la provincia beneventana sarebbe stata l’unica provincia ad aver presentato due candidature. Naturalmente è falso anche questo, poiché si ignora bellamente come nella Valle Caudina vi siano comuni che sono parte della provincia di Avellino.

La stampa avellinese, infatti, non ha mai mancato di considerare questa circostanza niente affatto marginale. È piuttosto singolare evocare improbabili concetti di «unità provinciale» quando di una provincia non si hanno ben chiari nemmeno i confini.

Ma c’è forse da aggiungere una considerazione, in conseguenza con quanto affermato fin qui. C’era effettivamente una possibilità concreta, solida, seria con cui Benevento avrebbe potuto contribuire a un discorso credibile sulla reale cooperazione tra territori.

Avrebbe potuto, e dovuto, vista la nostra candidatura, decidere di aderire al nostro ricchissimo comitato promotore, che vanta presenze di grande prestigio e di caratura internazionale, suggerendo quindi una vera forma di collaborazione. Ma purtroppo è toccato vedere altro, ne prendemmo atto al tempo e lo facciamo con ancor più serenità adesso.

Un altro refrain che viene proposto in queste ore è quello della vicinanza geografica. Troppo vicine le due candidature, a dire di qualcuno. Dimenticando che la Città Caudina è a circa venti minuti da Benevento ma che Benevento, a sua volta, è a circa venti minuti da Mirabella Eclano.

Basterebbe solo questo semplice computo per smantellare una favoletta ormai decisamente stucchevole.

Riteniamo quindi poco utile, oggi, leggere gli esiti esclusivamente in termini di «occasioni perse» per la provincia, se questo serve ad aggirare domande ben più impegnative: quale idea di cultura abbiamo messo davvero in campo? quale modello di sviluppo culturale abbiamo saputo proporre al Paese?

Quale sentimento proveniente da una reale conoscenza abbiamo saputo esprimere alla comunità?

È su questo terreno che si misura la solidità di un progetto, non sulla ricerca di fattori esterni a cui attribuire ciò che non ha funzionato come si sperava. La caccia alle streghe porta soltanto all’idea consolatoria vi siano delle streghe.

La Città Caudina non ha mai interpretato questa competizione come una partita tra territori, ma come un’occasione per sperimentare un modo diverso di pensare la cultura: non come evento o vetrina, ma come infrastruttura di lungo periodo, capace di produrre trasformazioni reali nei luoghi e nelle comunità.

Ed è per questo che il nostro percorso non si esaurisce con una selezione, diversamente da altri casi, perché ciò che abbiamo costruito non è un dossier, ma una piattaforma culturale: reti, pratiche, alleanze, visioni che non si misurano solo in titoli e passerelle, ma nella loro capacità di restare operative nel tempo.

Se una lezione deve emergere da questa fase, non è che «bisognava essere uno soltanto», ma che i territori devono imparare a investire nella qualità profonda dei progetti, evitando scorciatoie narrative e semplificazioni consolatorie. «L’intera provincia beneventana», come affermato, prevederebbe anche la Valle Caudina. Anche in questo gustoso svarione vige la percezione reale che si ha di terre che, appena oltre le mura urbiche, le si immagina senza però conoscerle.

Da parte nostra resta la disponibilità al dialogo e alla collaborazione, ma anche la convinzione che ogni progetto debba assumersi fino in fondo le proprie responsabilità culturali, senza cercare altrove ciò che va interrogato prima di tutto dentro le proprie scelte.

Senza abbandonarsi al riflesso puerile di cercare forza in un altrove che non esiste.

La Città Caudina continuerà a lavorare in questa direzione: non per rivendicare una primazia, ma per affermare un metodo, una visione e una pratica della cultura come bene comune e come infrastruttura del futuro.

Team di progettazione della Città Caudina Capitale Italiana della Cultura 2028