Valle Caudina: l’era del cretinaceo

Redazione
Valle Caudina: l’era del cretinaceo
Valle Caudina: l'era del cretinaceo

Valle Caudina: l’era del cretinaceo. L’opinione che oggi tende a prevalere nella geologia contemporanea non sembra lasciare spazio a molti dubbi. Sono in pochi ormai a dibattere quella che per unanime consenso è accettata come un momento epocale per le scienze che studiano il sasso su cui variamente viviamo.

L’era del cretinaceo

Il fatto è che non a tutte le generazioni accade di essere testimoni del passaggio della fine di un’era geologica e l’inizio della successiva. Stando agli studiosi infatti, dopo circa sessantasei milioni di anni il vecchio cenozoico segna il passo per lasciare il posto a una nuova fase, che gli esperti hanno concordemente voluto chiamare l’era del cretinaceo.

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Il nome è di per sé una novità, per la prima volta infatti non è stato considerato lo studio della formazione delle rocce ma l’analisi delle faglie cognitive del cerebro umano contemporaneo, non di rado assai sorprendente e che promette probabili, ulteriori rivelazioni.

Vediamone qualcuna in ordine più o meno sparso proposta dallo IUGS, l’International Union of Geological Sciences, senza mai dimenticare tuttavia che, come suggeriva Helmut Qualtinger, niente è più bello dell’ascoltare un cretino che tace.

Il casino del ’79

A Pompei un uomo e una donna percorrono con un certo sussiego la Via Nolana. Molto scrupolosi, poco frettolosi, molto chiedono e molto ascoltano. All’improvviso l’uno dice all’altra: «ma sai che non mi ero mica accorto di tutto questo casino nel ’79?». Scavallando leggiadramente dal 79 dopo Cristo al 79 molto dopo Cristo.

Immaginate poi lo smottamento espressivo sul volto di un custode nella domus vettiorum, riaperta al pubblico recentemente, durante un dialogo fulminante che l’IUGS segnala opportunamente. «Quando è avvenuta l’eruzione che ha distrutto Pompei?», Nel 79 dopo Cristo, signora. «Ah, e quando è nato Cristo?». Presumibilmente nell’anno zero, signora. «Ah, e quando è morto?». Presumibilmente nel 33, signora.

Una raffinata controversia giurisprudenziale ha invece avuto luogo nell’impluvium della domus di Octavius Quartio, lungo la Via dell’Abbondanza. Un visitatore, che Minerva l’abbia in gloria, raccoglie proditoriamente alcune piccole pietre dal suolo.

Le derive comuniste di Pompei

Il custode il quale prontamente interviene per segnalare il grave abuso, si sente rispondere testualmente: «ma non c’è scritto che non si può prendere niente!». E al custode non resta altro che far notare: «quindi che non si possa rubare glielo devono mettere per iscritto?». Il visitatore, diversamente caro a Minerva, se ne va bofonchiando confusamente su limitazioni delle libertà d’impresa e su derive comuniste ormai dilaganti a Pompei.

D’altro canto, la vittima aveva addirittura pagato un biglietto che chiaramente non recava alcun divieto circa l’asportazione di materiale archeologico. Non sono cose belle, e bisognerebbe smetterla di spacciare uva alle volpi basse, specie se queste dispongono poi di sinapsi di una stella marina.

Ma l’era del cretinaceo è per definizione transnazionale, non conosce le confinazioni della geopolitica se non quelle che portano alla colonizzazione coattiva di nuovi spazi dove poter aprire la camera caritatis della propria cogitazione in affanno.

Perché evidentemente non si può dedicare una vita intera a fissare le calvizie, non si può campare di soli funghetti messicani e francobolli danesi, non si può passare tutto il tempo in una grotta sgranocchiando tibie e immaginando se stessi come Elvis Presley ritratto da Caravaggio. Proprio no.

E dunque non è stato facile convincere un visitatore statunitense a scendere dalla sommità di un muro sul quale si era nel frattempo pericolosamente arrampicato. L’indomito yankee era convinto di poterlo fare perché «a Yellowstone mi permettono di arrampicarmi sugli alberi, saranno mica stupidi?». Loro forse no, ma il giovane cowboy certamente non passerà alla storia come il nuovo Cartesio, per così dire.

La stretta di mano al cretino

Quando sono riusciti finalmente a tirarlo giù, l’improvvido ha pure tentato – invano – di stringere la mano a quelli che nel frattempo lo avevano giustamente onorato di tanti epiteti in vari idiomi nel tentativo di rabbonirlo. E si comprende molto agevolmente, peraltro. Dino Segre, nel suo Dizionario antiballistico, segnalava infatti come si possa capire il bacio al lebbroso ma non la stretta di mano al cretino.

Lasciamo l’universalismo del liber horribilis pompeiano, ché troppo lontano ci condurrebbe, e torniamo nel microcosmo della Valle del Caudio. Dove i paleontologi del futuro avranno modo di rinvenire interessanti depositi fossiliferi nei quali è stato possibile individuare, per citare a caso da un cospicuo repertorio: la richiesta di costruire un piano superiore sul campanile di una chiesa (forse un piano mansardato, vai a sapere).

Ipotizzate torri triangolari ma con soli due angoli, più riferibili alla saga di Star Trek che a un plausibile evo storico. Pretese riscoperte di pittori nel frattempo già abbondantemente riscoperti, in osservanza alla falsificazione à la carte tanto in voga di questi tempi.Titolazioni ad mentula canis attribuite a strade, palazzi, ponti, delle quali prima si nega ogni responsabilità salvo poi successivamente rivendicarla con disinvolta fierezza e ilarità involontaria.

I fricchettoni fuori tempo e le piramidi caudine

Adunate di fricchettoni fuori tempo massimo, tenacemente convinti di aver trovato un giacimento di piramidi mascherate da montagne tra Moiano e Sant’Agata dei Goti, a lode e gloria di ogni costellazione di Orione. Legioni oplitiche di non caudini in servizio permanente attivo nel negare le Forche Caudine alla Valle Caudina (troppo banale, occorre convenire), localizzandole vorticosamente ogni volta in un luogo diverso.

Ultimamente sembra siano state individuate anche a Timbuctù, mentre probabili indizi si annunciano circa un loro ritrovamento al centro dello stretto di Bering. Per non tacere delle notizie recentemente diffuse da alcune indiscrezioni provenienti dalla NASA, grazie alle quali sembra non sia da escludersi il ritrovamento di una furcula caudina – indovinate un po’ – proprio nella costellazione di Orione.

Forche Onu

E proprio al fine di evitare ulteriori spargimenti di amenità è stata in tal senso avanzata la proposta di chiamarle definitivamente Forche ONU al fine di scongiurare ulteriori e sanguinose faide di topografia astorica. Poiché non è chi non veda come dai Commentarii de bello Gallico ai Commentarii de bello Caudio è questione di pochi cenni lisergici.

La galleria dei fossili di cretinismo è ben vasta e la lasciamo volentieri alla sagacia dei visitatori che verranno. Se verranno. Se i cretini invitati alle cene parigine nel film di Francis Veber sono i primati che annunciavano gli esordi del cretinaceo, già Fruttero e Lucentini, ne La prevalenza del cretino, avvertivano nitidamente che «il contenibile “stolto” dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica».

Per quanto mi attiene, sottovoce, indulgerei perlomeno a ipotizzare come l’unica maniera intelligente di essere cretini sia sempre quella auspicata da Paul Valery quando questi nel 1896, insolentendo i suoi interlocutori, salmodiava che «l’amour consiste à être bête ensemble». L’amore consiste nell’essere cretini insieme? Chissà, c’è poco da essere epigrafici a riguardo.4

Il generale Vanvitelli

O forse per scoprirlo sarebbe utile chiederlo proprio agli esploratori delle ben celate piramidi caudine progettate da Luigi Vanvitelli, il noto generale sannita che sconfisse le armate romane nel 321 avanti Cristo. Poco avanti Cristo.

Per finire, la brutta notizia è che l’era del cretinaceo si annuncia tra le più lunghe fra quelle finora oggetto degli studiosi. Mentre la brutta notizia è che l’aneddotica riportata è quasi tutta rigorosamente autentica. La buona notizia? Non c’è, e forse non è una brutta notizia.

( Nella foto, Anonimo, Stultorum infinitus est numerus, 1590)

Giacomo Porrino