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Attualità

Valle Caudina: maleducazione imperante al pronto soccorso dell’Ospedale civile di Benevento

di  Redazione  -  18 Dicembre 2015

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la denuncia di un cittadino di Cervinara che ha dovuto ricorrere, per un suo familiare, alle cure del nosocomio beneventano.

“Ieri mercoledì intorno alle ore 19.30 una mia convivente familiare di avanzata età (94 anni) ha subito un improvviso sensibile calo pressorio con perdita di conoscenza e sensibilità.
Il medico di base, arrivato in pochi minuti benché in sciopero, ha provveduto a quanto poteva riuscendo tra l’altro a rianimare la paziente e, a conclusione di accurata visita ed assistenza, ha consigliato una Tac come strumento utile per ben capire lo stato dell’ammalata.
Al pronto soccorso dell’ospedale civile di Benevento è avvenuta la presa in carico dell’inferma per gli accertamenti e quant’altro ritenuto necessario.
Poco prima delle ore 23,00 i parenti della paziente (io e mia moglie) vengono chiamati a conferire in una saletta delimitata da una tenda con da un lato sedie e barelle e pazienti in attesa, dall’altro il posto di lavoro del medico di turno responsabile (in quel momento una dottoressa).
Appena entrati la tenda di divisione era aperta e, istintivamente, il mio sguardo è andato verso il lato pazienti alla ricerca del familiare ricoverato.
Nemmeno il tempo di mettere a fuoco immagini che vengo redarguito ad alta voce dalla “dottoressa” per essere entrato nel locale e per aver guardato la zona ove erano o potevano esserci “donne svestite”.
Nel mentre qualcuno degli addetti ha provveduto, con semplicità ed in silenzio, a chiudere la tenda.
Non si è però arrestato il fiume di parole della “dottoressa” stavolta indirizzato anche a mia moglie (lì presente) ed al medico di base (non presente), reo di non assolvere o di saper assolvere al proprio ruolo e di appesantire i conti della sanità inviando in ospedale, in una serata fredda, una paziente le cui condizioni, data l’età, non necessitavano di ricovero.
A precisa domanda se riteneva che la paziente dovesse restare in ospedale ovvero se potevamo portarla via la “dottoressa” ha chiarito, con tono in quel momento avvertito come minaccioso, che se “noi” volevamo l’avrebbe tenuta in osservazione fino all’indomani, e se invece volevamo portarla via avremmo dovuto sottoscrivere una dichiarazione di assunzione di responsabilità.
Di fronte a tanta tracotanza e maleducazione abbiamo scelto, evitando una benché minima replica, di riportarci a casa la paziente ed abbiamo sottoscritto la richiesta formula liberatoria a favore della “dottoressa”.
Abbiamo infatti ritenuto più saggio affidare la cura della nostra vecchietta inferma alla bontà del Signore ed all’operato del medico di base, piuttosto che ad un ottimo reparto di una struttura sanitaria pubblica purtroppo diretto da una saccente “dottoressa” al cui stipendio concorrono anche quegli anziani disprezzati e considerati alla stregua di oggetti da rottamare, ovviamente sotto responsabilità altrui”.

Lettera firmata