Valle Caudina. Michele Stanzione alla Biennale di Venezia
E' un grande riconoscimento per il fotografo e artista contemporaneo caudino
Valle Caudina. Michele Stanzione alla Biennale di Venezia. Michele Stanzione, fotografo e artista contemporaneo di respiro internazionale, partecipa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026, uno degli eventi artistici più importanti e influenti al mondo.
In questa occasione, Stanzione sarà presente all’interno del Padiglione della Repubblica della Guinea Equatoriale, che segna il suo debutto storico alla Biennale di Venezia, figurando tra i sette nuovi Paesi partecipanti a questa edizione.
Il Padiglione, intitolato “THE FOREST – THE UNDERGROWTH”, è curato da Joan Abelló con la direzione del Commissario Paulo Speller, e sarà ospitato presso Palazzo Donà dalle Rose (Cannaregio 5038 / 5101, Venezia).

Nato a Benevento nel 1981, Stanzione vive e lavora tra l’Italia e l’estero, portando avanti una ricerca artistica intensa e profondamente legata all’esplorazione dell’anima umana. Attraverso la fotografia, prevalentemente in bianco e nero, l’artista costruisce immagini di forte impatto emotivo e simbolico, capaci di coinvolgere lo spettatore in una dimensione sospesa tra realtà e visione.
La sua presenza alla Biennale rappresenta un importante riconoscimento del suo percorso artistico, già arricchito da mostre in Italia e all’estero e da prestigiosi incarichi internazionali, tra cui il ruolo di Visiting Professor presso l’Università di Arte e Design di Shandong (Cina) e la partecipazione al comitato scientifico del DODO ART MUSEUM di Pechino.
Le opere presentate in questa occasione si inseriscono nel solco della sua poetica visiva, caratterizzata da una forte tensione simbolica e spirituale.
Per la Biennale, Michele Stanzione presenta “Bosco Sacro”, una raccolta di immagini in bianco e nero che ritraggono i volti di sculture africane, reinterpretando visivamente alcune delle più antiche e significative culture del continente.

Il progetto prende ispirazione da civiltà come i Nok, tra le più antiche dell’Africa occidentale, celebri per le loro terrecotte dalle forme stilizzate e simboliche; dalle tradizioni Akan, in cui le sculture commemorative preservano la memoria degli antenati; e dalle raffinate produzioni delle culture Sao, Sokoto e Katsina, caratterizzate da un forte realismo espressivo e da una profonda connessione con il sacro.
Accanto a queste, emergono riferimenti alle misteriose terrecotte del Komaland e alle sculture funerarie della cultura Bura-Asinda-Sikka, testimonianze di società complesse in cui arte, ritualità e spiritualità si intrecciano profondamente.
Attraverso “Bosco Sacro”, Stanzione costruisce un dialogo tra fotografia contemporanea e memoria ancestrale, trasformando i volti scolpiti in presenze vive, sospese tra storia e spiritualità, in un’immagine collettiva che richiama il senso universale del sacro e dell’identità.

La partecipazione alla Biennale di Venezia segna un ulteriore passo nella carriera di Michele Stanzione, confermandolo tra le voci più interessanti della fotografia contemporanea.
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