Valle Caudina: necessario un indotto turistico per i beni culturali

Redazione
Valle Caudina: necessario un indotto turistico per i beni culturali

Valle Caudina.  Se uno come Vittorio Sgarbi decide di trascorrere l’intero pomeriggio della domenica dopo Ferragosto tra Airola e Montesarchio, vuol  dire  che i nostri tesori sono degni di essere ammirati. Significa che ogni volta che insistiamo nel proporre una valorizzazione dei beni culturali per creare un indotto turistico non parliamo e non scriviamo a vanvera. Lo stiamo facendo da sempre e continueremo a farlo. Qualche risultato sta arrivando, qualche amministratore capisce in pieno la portata di una penetrazione turistica del genere anche qualche imprenditore sta investendo seriamente in questo settore. Ma è ancora poco, troppo poco. Se non sei Vittorio Sgarbi e vuoi, ad esempio, visitare una chiesa della Valle Caudina alle quattro del pomeriggio la trovi chiusa. Stessa cosa vale per i magnifici palazzi storici che si trovano in ogni comune della Valle Caudina. Quando si pensa di fare sistema, innanzitutto si dovrebbe mettere insieme, ad esempio, anche i parroci e far loro capire la necessità di tenere aperte le chiese più ore al giorno, o lasciare un numero che un visitatore può chiamare per effettuare una richiesta di visita. Stessa cosa andrebbe fatta per i palazzi storici. Fare rete è essenziale, più variegata è l’offerta, maggiori sono le possibilità di mantenere in loco i visitatori.
Ancora, al di là delle feste di paese, al di là delle sagre, le pro loco dovrebbero farsi promotrici di iniziative di largo respiro. Magari all’inizio non troverebbero un gradimento immediato, ma è necessario iniziare la semina se si vogliono raccogliere i frutti. Qualcosa si sta facendo anche in questo settore. Citiamo, ad esempio, il festival Cervinarte della Pro loco di Cervinara che è davvero un’idea innovativa e degna, ma anche le Pro loco della Valle devono far rete.
È difficile, complicato ma la generazione 2.0, come dimostra il caso Cervinara può e soprattutto deve osare.
Infine, c’è Il ruolo dei privati che potrebbe essere fondamentale. A Ferragosto tutti gli agriturismi del Partenio e del Taburno non avevano un tavolo libero. E succede anche in altre occasioni ma cosa hanno servito agli ospiti? Davvero sono tutti loro i prodotti e davvero sono locali ? Ed ancora potevano rinunciare a qualche prenotazione per offrire un servizio migliore? Infine, hanno indirizzato gli ospiti verso qualcosa da ammirare per farli restare anche per la notte? Sono cose fondamentali per parlare veramente di turismo. Senza contare che non si può vivere solo di Ferragosto e Pasquetta. La Valle Caudina si presta, grazie a delle formidabili caratteristiche, ad avere visitata tutto l’anno.
Ora è arrivato il momento di osare, di crederci, di investire e di coinvolgere le migliori energie.

P. V.