Abbattere le barriere burocratiche per i malati cronici, lettera a Fico

Proposte concrete per venire incontro ai malati e ai loro familiari

Redazione
Abbattere le barriere burocratiche per i malati cronici, lettera a Fico
Abbattere le barriere burocratiche per i malati cronici, lettera a Fico. Qualche anno fa scrissi una lettera aperta al Direttore dell’ASL BN1 per segnalare i ritardi nella consegna dei presidi per i pazienti diabetici. La risposta che ricevetti fu che “protestavo contro il sistema”. Non risposi. Non perché non avessi argomenti, ma perché quella risposta non meritava replica. Era la classica liquidazione di chi non vuole ascoltare.
Passano gli anni, ma tutto si ripete. I ritardi, le attese, la burocrazia che paralizza. Non solo i ritardi, ma anche la burocrazia che il paziente deve affrontare: codici, moduli, uffici diversi, scadenze, silenzi. Un labirinto in cui chi è malato si perde, spesso senza avere la forza o il tempo per orientarsi.
Non so se sia colpa dell’avvicendamento del personale, della mancanza di formazione, o semplicemente di un sistema che non riesce a mettersi al servizio delle persone. Ma una cosa è certa: la continuità terapeutica dei pazienti cronici viene interrotta, e nessuno sembra accorgersene.
Oggi torno a scrivere, ma non per protestare, come invece qualcuno interpretò allora. Non sono contro nessuno. Non chiedo privilegi, non chiedo scorciatoie. Chiedo solo semplificazioni per tutti i pazienti cronici accertati
. Perché il diritto alla salute non può essere un lusso burocratico. Perché le barriere burocratiche sono invisibili, ma uccidono la continuità terapeutica come le barriere architettoniche uccidono la libertà di movimento.
Di seguito, l’estratto di una riflessione che vorrei diventasse un appello collettivo:

penso che non ci si renda conto di cosa significhi vivere con un diabete autoimmune e affrontare ogni giorno non solo la malattia, ma anche un sistema che sembra farti guerra. E credo che lo stesso valga per chi vive con altre patologie croniche.

Le barriere architettoniche sono sotto gli occhi di tutti. Le rampe, gli ascensori, i gradini. Sono lì, si vedono. Ma le barriere burocratiche sono invisibili e altrettanto paralizzanti. Sono fatte di codici, pratiche, attese, silenzi. E interrompono la continuità terapeutica come un muro interrompe un percorso.
Un esempio concreto. Un piano terapeutico viene rinnovato agli inizi di giugno. Oggi è passato quasi un mese e l’ordine dei presidi è stato appena avviato. La continuità terapeutica è di fatto interrotta. E a ogni rinnovo è sempre la stessa storia. E chi vive questa condizione si trova a dover gestire da solo un’emergenza che il sistema avrebbe dovuto prevenire. Ma dov’è il diritto alla salute, in tutto questo?
E non è solo una questione di ritardi. È anche questione di tempi incompatibili con chi lavora. Ogni visita, ogni prenotazione, ogni attesa in un ufficio significa un’assenza che si traduce in stipendio decurtato e giornate di lavoro perse. Servono tempi diversi: agende flessibili, consegne programmate, procedure che non costringano a scegliere tra la salute e il lavoro.
Servono:
✅ Procedure snelle e digitalizzate per l’accesso alle cure, ma anche percorsi facilitati per le persone più anziane che hanno maggiori difficoltà con le pratiche online
✅ Orari di visita compatibili con chi lavora
✅ Consegna tempestiva dei presidi, senza ritardi che mettono a rischio la salute
✅ Un tavolo permanente con le associazioni dei pazienti per ascoltare chi vive queste difficoltà ogni giorno
Le barriere burocratiche interrompono la continuità terapeutica quanto le barriere architettoniche impediscono la libertà di movimento. È ora che qualcuno se ne accorga.
E’ quanto scrive la signora Giovanna Iodice  al presidente Roberto Fico.