Cervinara: la storia di Mas che fugge dal suo paese per curarsi

Siamo arriva all'undicesimo capitolo del diario dell'accoglienza

Redazione
Cervinara: la storia di Mas che fugge dal suo paese per curarsi

Cervinara: la storia di Mas che fugge dal suo paese per curarsi. Abbiamo l’abitudine di dividere il mondo in categorie semplici: buoni e cattivi, fragili e forti, vittime e responsabili. Poi incontriamo una persona vera e tutte le definizioni smettono di funzionare.

Quando si parla di minori stranieri non accompagnati, spesso si cade in una narrazione altrettanto semplice. Si immaginano ragazzi fragili, vittime di eventi più grandi di loro, protagonisti di storie lineari, nelle quali il bene e il male sembrano facilmente distinguibili.

Poi si incontra Mas e tutte le definizioni iniziano a vacillare.

Mas è arrivato in Italia per curarsi. La sua storia migratoria non nasce soltanto da un bisogno economico, ma dalla necessità concreta di accedere a cure che, nel suo Paese, sarebbero state difficilmente garantite con la stessa continuità. Potrebbe sembrare una storia di vulnerabilità. E, in parte, lo è.

Eppure Mas non ama apparire vulnerabile. Anzi, spesso dà l’impressione opposta.

Ama decidere. Ama guidare. Ama influenzare ciò che accade attorno a lui.

Nella vita comunitaria emerge frequentemente come una figura capace di orientare il gruppo, di interpretare rapidamente le dinamiche relazionali e di conquistare una posizione centrale tra i coetanei.

È una qualità che potrebbe trasformarsi in una straordinaria risorsa, ma che richiede ancora di essere accompagnata verso forme più mature di responsabilità.

Osservandolo nella quotidianità, si ha talvolta la sensazione di trovarsi davanti a due ragazzi diversi.

Da una parte c’è il giovane che combatte con una patologia cronica, che ha attraversato confini e incertezze e che porta sulle spalle paure che raramente verbalizza.

Dall’altra c’è il ragazzo che fatica ad accettare i limiti, che vorrebbe raggiungere rapidamente i propri obiettivi e che si scontra con la lentezza dell’apprendimento, con le regole e con la frustrazione che ogni percorso di crescita inevitabilmente comporta.

Forse entrambe le immagini sono vere.

Ed è proprio questo il punto.

Nessuno è una cosa sola.

Non lo sono i ragazzi della comunità.

Non lo siamo noi.

Le persone non sono mai soltanto fragili o forti, generose o egoiste, responsabili o irresponsabili. Sono spesso tutte queste cose insieme. Anche Cervinara, nel suo piccolo, insegna questa lezione.

I

n un paese non esistono folle anonime dentro cui scomparire. Le azioni restano visibili, le scelte producono conseguenze, i comportamenti costruiscono reputazioni. Ogni giorno offre l’occasione di ricominciare, ma anche la possibilità di confrontarsi con ciò che si è fatto il giorno prima.

Per questo, l’accoglienza non consiste soltanto nel proteggere qualcuno, ma anche nell’accompagnarlo dentro la complessità della propria persona.

Nel valorizzare le sue qualità senza ignorarne i limiti, continuare a credere nelle sue possibilità anche quando commette errori.

La vera sfida educativa non è trasformare i ragazzi in persone perfette. È aiutarli a diventare persone consapevoli. Perché la maturità non nasce quando smettiamo di sbagliare.

Nasce quando impariamo a guardarci per intero, accettando che dentro ciascuno di noi convivano forza e debolezza, luce e ombra, talento e fragilità. E che nessuna di queste parti, da sola, racconta davvero chi siamo.

Sara Francesca

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