Cinquant’anni fa addio a Kerouac, lo scrittore fu fischiato a Napoli: Fascista

Cinquant’anni fa addio a Kerouac, lo scrittore fu fischiato a Napoli: Fascista

21 Ottobre 2019

di Il Caudino

Cinquant’anni fa moriva Jack Kerouac.
Era il 21 ottobre del 1969. Si spense a cinquant’anni perché il suo fegato non riuscì più a reggere i litri di alcol che ingurgitava quotidianamente.
E’ stato l’autore del libro “Sulla strada” (on the road) il manifesto della Beat Generation.
Scritto su un rotolo di carta per telescrivente durante un viaggio lungo il Nord America, il romanzo impiegò ben sette anni per trovare un editore.
Fu subito riconosciuto come un capolavoro ed divenne in breve un best seller.

Nel 1966, tre anni prima della morta, Kerouac fece un viaggio in Italia su invito di Arnoldo Mondadori Editore.
Visitò Milano, Roma e infine Napoli dove tutti lo attendevano come l’autore della libertà e della non violenza.
Ad accompagnarlo nel suo tour, Fernanda Pivano ed Elio Chinol.
Prese fischi e insulti proprio nel capoluogo partenopeo.

L’incontro, come ricordano sia Chinol che Pivano, doveva tenersi a Villa Pignatelli.
Kerouac, però, non ne voleva sapere di partecipare: era ubriaco, come racconta Chinol, “di birra e cognac: se ne stava disteso su un letto dell’Hotel Royal”.
Alla fine, ammiccando anche alla capacità di Hemingway di reggere meglio l’alcol, proprio Chinol convince l’americano a partecipare all’incontro.

E qui si consuma “la tragedia”.
Su una precisa domanda relativa alla guerra in Vietnam, l’autore di “Big Sur” difese i soldati e la loro bontà d’animo. La sua non era una difesa del Governo, quanto piuttosto dell’uomo che era costretto a combattere. Anche perché un suo amico era dovuto partire per il Vietnam e lui conosceva la sua “rettitudine d’animo”.
Subito di scatenò l’inferno: fischi, insulti, “fascista!”, “buffone!”.
Kerouac fu portato via da una uscita secondaria per evitare di essere linciato dalla folla di “beat” intervenuti: non gli potevano perdonare la giustificazione ad un conflitto “imperialista”.
Triste parabola per l’uomo che aveva inventato la Beat generation…

Angelo Vaccariello

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