Editoriale

Domani andiamo a votare, onoriamo questo diritto

Domani andiamo a votare, onoriamo questo diritto

Domani andiamo a votare, onoriamo questo diritto. Si tirava fuori il vestito buono dall’armadio. Lo stesso che serviva per matrimoni o funerali, indistintamente. Un abito scuro di panno pesante, una camicia bianca, profumata,  di bucato, anche se lisa dai troppi lavaggi. Mentre le scarpe erano sempre le stesse, ma in quell’occasione lucidavano di più. La faccia fresca di barba appena fatta con qualche goccia di un dopobarba alla menta. Mentre il bagno veniva fatto rigorosamente il sabato sera come un rito familiare.

Lo stesso valeva per le donne. Abito lungo, quasi sempre nero, scarpa con poco tacco, capelli racchiusi di un fazzoletto – foulard e lieve profumo di acqua di colonia. Quelle più agiate si riconoscevano perché, per l’occasione, sfoggiavano una collana d’oro o un filo di piccole perle.

Presidiare i seggi

I militanti, sopratutto quelli del Pci,  andavano presto ai seggi, li presidiavano già prima dell’alba. Ma non erano i primi a votare. Se lo avessero fatto, potevano essere allontanati e loro giudicavano essenziale la presenza, come una sorta di guardia silenziosa.

Così, capitava spesso che i primi a votare erano i democristiani. Dopo la prima messa, dopo aver ricevuto l’ennesima raccomandazione dai sacerdoti dal loro pulpito, andavano a fare il loro dovere, sotto l’occhio torvo dei comunisti.

Altissime percentuali

Le percentuali di partecipazione al voto erano altissime. Votare, il suffragio universale, è un diritto conquistato con lotte e guerre e chi ne usufruiva, dal 1946 in poi lo sapeva e lo onorava nel migliore di modi. Ecco perché si indossava  l’abito buono, proprio per onorare un diritto per nulla scontato che altri non avevano potuto esercitare o che erano morti per conquistarlo.

Votare è anche un dovere, il dovere di partecipare ad una scelta consapevole che risponda ai propri principi e che metta in atto il meglio per il nostro paese.

Andiamo a votare

Domani andiamo tutti a votare, cerchiamo di scegliere il meglio, facciamolo per onorare chi ci ha donato questo diritto. Andiamo alle urne per mostrare ai nostri figli che, come diceva Giorgio Gaber,  Libertà è partecipazione.

Certo, votiamo con una pessima legge elettorale. Certo, le forze politiche hanno saputo mostrare il peggio in questa campagna elettorale estiva, certo, ci sarebbero ancora tante ragioni per disertare le urne.

Ma il voto è una conquista, un diritto da difendere con le unghie e con i denti. Magari un giorno tornerà anche la bella politica, forse la porteranno questi ragazzi che i venerdì scendono in piazza per il clima. Per loro, per onorare i nostri nonni e bisnonni, per la nostra dignità di cittadini, domani andiamo a votare.

                                                                                                                                                                                                                                                            Peppino Vaccariello