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Ecco il libro di don Renato Trapani, Miriam di Nazareth

16 Aprile 2022

Ecco il libro di don Renato Trapani, Miriam di Nazareth

Ecco il libro di don Renato Trapani, Miriam di Nazareth.  Don Renato Trapani, parroco unico di Cervinara, ha dedicato un libro alla figura di Maria madre di Dio. Lo ha fatto incentrando la sua riflessione sul mese di maggio. Il sacerdote  ha selezionato un brano biblico ed una riflessione per ogni giorno del mese mariano per antonomasia.

 Miriam di Nazareth

Una lettura dedicata a tutti, giovani e anziani, anzi, il culto di Maria sembra saldare un ponte tra vecchie e nuove generazioni. Il libro ha per titolo: “ Miriam di Nazareth “, da Gerusalemme a noi ed è edito dalla Carello Editori.

La prefazione del libro del parroco unico di Cervinara è stata scritta dal giornalista Rai, Rosario Carello, già conduttore della trasmissione reliogiosa, A sua Immagine.

La prefazione di Rosario Carello

Ogni generazione ha le sue parole, le sue certezze, i suoi dubbi. Anche le sue preghiere. Ho ritrovato vecchie immaginette appartenute a mia nonna: a Gesù si dava il voi.

Anche il Rosario per decenni è stato una linea di confine tra le età: a noi con le messe giovani, le chitarre e l’offertorio animato, quella preghiera così ripetitiva pareva incomprensibile, e infatti non la capivamo, archiviandola direttamente tra le cose del passato.

Canti e silenzi

D’altronde noi avevamo le Giornate mondiali della Gioventù, i nostri raduni, i canti di Taizé; preferivamo la lectio divina, l’adorazione eucaristica sotto le stelle, la liturgia delle ore. La nostra preghiera da ragazzi era: molti canti, molto silenzio, poche parole.

Ma don Renato Trapani coglie nella pratica del mese di maggio un punto di contatto tra le generazioni e questo libro, molto bello e molto utile, pensato durante l’impegno nella Pastorale Giovanile della diocesi di Benevento, diventa uno strumento per tutti,  un metodo dove il punto di arrivo è proprio il Rosario.

Stando con i giovani don Renato si convince che è necessario per loro uno scatto di crescita e prova a favorirlo. Sono gli anni della grande catechesi mariana di Giovanni Paolo II.

Nel 2002 nella lettera apostolica “Rosarium Virginis Mariae” il Papa del Totus Tuus spiegava che nell’Oriente cristiano «la più caratteristica preghiera della meditazione cristologica, quella centrata sulle parole “Gesù, Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” (ripetuta senza sosta, con in mano una corona simile al Rosario, ndr), è tradizionalmente legata al ritmo del respiro, che, mentre favorisce la perseveranza nell’invocazione, assicura quasi una densità fisica al desiderio che Cristo diventi il respiro, l’anima e il ‘tutto’ della vita».

Dunque: «Il Rosario – continuava il grande Papa Santo – si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla “preghiera del cuore” o “preghiera di Gesù” germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano».

La preghiera come respiro

Questa spiegazione mandò in tilt i nostri radar: la preghiera che ci appariva verbosa, tutta concentrata sulle labbra e così apparentemente staccata dal cuore si presentava in realtà come l’esatto contrario: era respiro, era carne, era poesia, era mistica. Era fede. Certo, aggiungeva il Papa, alcune cose andavano migliorate: sarebbe stato opportuno che la parte vocale fosse accompagnata da più silenzio, cosa che in fondo l’avrebbe resa più vicina alle nostre esigenze.

Giovanni Paolo II ci stava fornendo un metodo, di cui era maestro. Eppure qualche decennio prima fu lui a dover imparare: «Ci fu un momento – scrisse in “Dono e Mistero” ricordando quando era seminarista – in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo.

Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo di “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine”. In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo». In questo caso la maestra è Maria.

Il percorso di un mese

Attingendo alla stessa scuola di Wojtyla, a partire dal Grignion de Montfort, don Renato costruisce in questo libro un percorso di un mese. Ogni giorno un brano biblico, un commento, una riflessione, il tassello di una storia. Ma mentre il mese scorre, quasi senza accorgersene la frequentazione mariana diventa un’abitudine, un vestito, un modo di essere, un modo di fare.

Nel cuore dell’anno, maggio diviene un capodanno in cui rinnovare le priorità. E il metodo non è solo la scansione quotidiana, che già da solo è un perfetto esercizio spirituale; il metodo è Maria.

L’ abbraccio della madre di Dio

Attraverso Miriam di Nazareth don Renato ci offre una scuola che ci allontana dalla fede fai da te, tanto pericolosa secondo Papa Francesco. Quella Madre di Dio riserva anche a noi l’abbraccio con cui ha cresciuto Gesù.