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Esclusivo/L’ultima intervista di Madonna: Sono amico di Mancino. Lasciatemi in pace

Pubblicato il 24 Aprile 2016 - 8:32

Esclusivo/L’ultima intervista di Madonna: Sono amico di Mancino. Lasciatemi in pace

Da chi fuggiva Errico Madonna? Perché ebbe la necessità di andare in redazione a Napoli e farsi intervistare da Gigi di Fiore? Tutto questo accadeva qualche giorno prima del 7 ottobre 1993, giorno in cui fu trucidato da un commando. Il Caudino pubblica in esclusiva quella intervista che fu ripresentata il giorno dopo l’omicidio dell’avvocato cervinarese. Sono tante le domande che questa intervista fanno sorgere. Se davvero, secondo alcuni, è stato ucciso perché si era messo a “chiedere il pizzo” come mai l’avvocato cita l’allora ministro “Mancino”. Perché insiste a dire che “lui non sapeva niente”? E poi: niente di cosa?
Da tempo stiamo riportando alla luce questo caso, troppo frettolosamente archiviato come un “regolamento di conti” di criminalità di basso cabotaggio. Ecco, leggete l’intervista e fatevene una idea. (pubblicata sul Mattino dell’8 ottobre 1993, autore: Gigi di Fiore).

Peppino Vaccariello

***

“Vorrei parlarle per chiarire la mia posizione. Sono stanco di essere tirato sempre in ballo, ho già scontato gli anni di carcere che dovevo scontare”: l’avvocato Enrico Madonna mi telefona al giornale. Da quando il 6 agosto è stato scarcerato, deve firmare ogni sera alle otto il registro del commissariato di Polizia. Ha scontato la sua pena: 8 anni per associazione camorristica. Ora è un uomo libero. Ma si sente perseguitato e ha paura. Prendiamo un appuntamento, l’argomento dovrebbe essere il caso Cirillo e suoi risvolti. Puntuale Errico Madonna arriva nel pomeriggio. E’ tranquillo ma fuma una sigaretta dopo l’altra. Si è fatto accompagnare dalla moglie Patrizia e da un amico. Tutti e tre a testimoniare una storia iniziata dieci anni fa, che ha travolto un uomo e la sua famiglia. Una storia fatta di errori, tutti pagati con la giustizia degli uomini, di sofferenze, di disinganni. Eccolo qui Errico Madonna da Cervinara, in provincia di Avellino, ex avvocato di Raffaele Cutolo.
Avvocato Madonna, cosa le ha lasciato il carcere?
Una esperienza dura. Ho rischiato di morire. Ecco guardi qui sull’occhio sinistro: un aneurisma. Una forte emorragia che mi stava portando alla morte. Per fortuna, laggiù negli Stati Uniti mi ha salvato un medico ma fosse stato per la polizia e i carcerieri sarei morto.
Perché, cosa è successo?
Ero latitante negli Stati Uniti. Dovevano arrestarmi per l’inchiesta Nco. Ero il legale di Vincenzo Casillo, braccio destro di Cutolo. I magistrati mi accusavano di far parte della Nco. Venni arrestato. Ebbi l’emorragia.
Quanto tempo ha scontato nelle carceri degli Stati Uniti?
Due anni per reati compiuti li. Poi il passaggio in Italia. E’ cominciata la mia odissea nelle carceri di Melfi, Trani, Avellino, nel supercarcere dell’Asinara, a Spoleto, che giorni…
Che cosa si ricorda?
La mancanza di rispetto per la dignità umana. Nel supercarcere, le persone vengono annullate. Si calpesta tutto, la posta viene aperta, i soldi mandati da casa non vengono consegnati. Ma io non volevo farmi mettere i piedi in testa da nessuno. E ne ho subito le conseguenze giudiziarie.
Avvocato, parliamo di oggi, ha paura?
Ho paura di essere perseguitato, di non potermi rifare una vita, di non poter dimenticare le esperienze passate…”.
La signora Patrizia non resiste. Interviene, parla ad alta voce. Dice: “Mi dispiace che non sia presente, come avevamo chiesto, l’avvocato Antonio Buonanno difensore, insieme al professore Stile, di mio marito. Ma voglio dire che noi pretendiamo rispetto. Basta. Mio marito ha scontato fino all’ultimo giorno di carcere. E’ malato. Non possono perseguitarci.
Chi vi perseguita?
Risponde Errico Madonna: “La Polizia. Da quando sono stato scarcerato, e sono quasi due mesi, ho subito un paio di perquisizioni a tappeto, hanno aperto alcuni procedimenti penali alla Procura di Avellino. Mi hanno accusato anche di estorsione. Ma è assurdo, hanno coinvolto anche i miei amici. Vogliono fare terra bruciata intorno a me. Minacciano i miei amici. Dicono loro di stare attenti che io potrei essere ucciso e loro potrebbero essere coinvolti. Un assurdo…Pensi che quando hanno ucciso il fratello di Umberto Ammaturo la Polizia è venuta anche a casa mia a fare una perquisizione. Ma insomma: che cosa vogliono da me?”
L’hanno sentita, dopo la sua scarcerazione, i magistrati napoletani che indagano di nuovo sul caso Cirillo?
No, ma sono pronto ad andare da loro.
Cosa sa di quella vicenda?
Assolutamente nulla. L’ho già detto all’epoca al giudice Alemi. Mi hanno coinvolto nel falso documento dell’Unità, tirandomi in ballo. Non so perché. Tutto quello che so, l’ho appreso da Vincenzo Casillo, poi ucciso nel modo che sapete, mio cliente.
Sa nulla del riscatto per liberare Cirillo?
So che sono stati pagati dei soldi ma se sono scomparsi poi, questo dovete chiederlo ad altri. A chi se li è mangiati…
Ha un’idea?
Non so nulla, ripeto. Nulla. Tanto è vero che feci da tramite con il giornalista Giò Marrazzo per un incontro. Marrazzo voleva intervistare Casillo sul caso Cirillo, lo portai da lui.
Avvocato Madonna, chi la tira in ballo in questa vicenda?
Si riparla del caso Cirillo sui giornali, all’antimafia. C’è chi parla di me come uno dei partecipanti agli incontri nel carcere di Ascoli Piceno con Cutolo, un tramite dei servizi segreti. Falso.
Vuole fare il nome?
Qualcuno molto in alto. Ma il nome non lo faccio. Potrei rivolgermi al mio amico ministro Mancino, sa sono stato consigliere comunale Dc molti anni fa a Cervinara. Ma preferisco non importunarlo per queste storie. Ho la mia dignità. Per questo mi sono rivolto a lei. Cerco giustizia, voglio che la gente sappia che io oramai sono fuori. E che mi lascino in pace con la mia famiglia.
Come vive avvocato?
Con qualche risparmio, ho venduto un appartamento.
La signora Patrizia tronca il colloquio. Errico Madonna vorrebbe parlare, sfogarsi. E’ provato dalle sue esperienze, è visibilmente un uomo stanco. Davvero non sa nulla? Di certo, ci tiene a farlo sapere. La moglie ha fretta di tornare per non essere in ritardo con l’impegno della firma al commissariato. Chiedo di poter far scattare una foto. “Ne ha avute tante – risponde la signora – ne avete pubblicata una di recente. Vogliamo stare tranquilli”.

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