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Giovane donna muore dopo il parto

Pubblicato il 4 Luglio 2021 - 20:00

Giovane donna muore dopo il parto

Giovane donna muore dopo il parto. Giovane donna muore dopo il parto. Si chiamava Clara Pinto la 35enne di Poggiomarino deceduta ieri poche ore dopo il parto. La tragedia, come riferisce il sito ilfattovesuviano.it, ha avuto luogo presso l’ospedale di Nola per motivi ancora da accertare.

Indagini richieste dai familiari

Le indagini, richieste dai familiari, dovranno chiarire quanto accaduto  a Clara. Dopo il parto tutto sembrava essere andato per il meglio, ma ben presto è sopraggiunto un malore e il successivo decesso.

La città è sotto choc per quanto accaduto. Il sindaco di Poggiomarino Maurizio Falanga ha fatto sapere: “Oggi Poggiomarino piange per la scomparsa di una sua giovane figlia. Una tragedia nel gesto più amorevole per una donna. Le più sentite condoglianze alla famiglia. Addio”.

Protesta davanti al Lidl

Un gruppo di attivisti si è riunito davanti al punto Lidl di benevento per protestare contro l’uccisione di Adil Belakhdim, coordinatore sindacale SiCobas . Come si ricorderà, l’attivista sindacale rimase travolto da un camion frigo durante un picchetto nel piazzale dei magazzini lidl di Biandrate.

La scritta dello striscione

“Complice chi resta in silenzio, adil vive” riporta lo striscione esposto durante la protesta davanti al punto vendita Lidl di Benevento. Oltre allo striscione, gli attivisti del gruppo “disobbedienza creativa” hanno incollato a terra impronte di sangue e sagome del sindacalista travolto.

I manifestanti sono stati alla fine allontanati dai vigilanti davanti alla Lidl, che hanno posto fine alla protesta. «Chi acquista è complice di chi sfrutta i lavoratori e reprime sacrosante rivendicazioni. Manifestiamo il nostro dissenso e profondo sdegno contro gli abusi e l’ennesimo sopruso da parte di multinazionali, grandi gruppi e corporation. Si legge in un comunicato stampa di Disobbedienza Civile.

Continuano le esclation di ingiustizia verso i lavoratori di questi colossi commerciali, in quanto a condizioni lavorative e mancanza di tutele. E chi lo paga questo conto? Lo ha pagato Adil, lo hanno pagato in tanti, in troppi per troppi anni. Lo paghiamo tutti, anche senza saperlo. Se restiamo in silenzio siamo complici>>, – dichiarano gli attivisti.

Una protesta simbolica.

La protesta ha avuto solo un valore simbolico. Gli attivisti non hanno creato problemi o situazioni spiacevoli. Probabilmente hanno ragione a cercare almeno di ricordare l’investimento di Adi. Prima che un attivista sindacale, si trattava di un dipendente in lotta per situazioni lavorative migliori.

Una lotta terminata con la sua morte. Le condizioni di lavoro dei dipendenti di alcuni colossi diventano ogni giorni più precarie. Situazioni che oramai non fanno più parte del dibattito politico.Restano solo le lotte che i dipendenti ingaggiano per strappare condizioni di lavoro più dignitose e paghe più eque.

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