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I sindacati incontrano il governo uscente

I sindacati incontrano il governo uscente

I sindacati incontrano il governo uscente.  Si terrà domani, mercoledì 27 luglio, l’incontro tra governo e Cgil, Cisl e Uil: «Ai tanti che si chiedono a cosa possa servire adesso, ribadisco che è molto importante in questo momento avere un confronto considerate le prerogative del Governo dimissionario, definite con circolare della Presidenza del Consiglio indirizzata ai Ministri, in cui si chiarisce che oltre al disbrigo degli affari correnti, vi sono le misure per l’attuazione del PNRR e PNC».

«Per cui dall’incontro in programma domani possono scaturire azioni utili al Paese, in questo periodo di vuoto politico per lo scioglimento delle Camere. La discussione è fondamentale per garantire la continuità delle grandi opere – come il polo logistico e la stazione Hirpinia – così come per le altre attività fondamentali al Mezzogiorno e alla provincia di Avellino».

I percorsi utili della Cgil

«Per questo come Cgil pensiamo che già adesso possano definirsi percorsi utili per sostenere concretamente i salari, le pensioni, le famiglie in difficoltà, le persone a rischio disagio sociale e povertà estrema. È l’occasione anche per ribadire che a fronte delle azioni già intraprese dalla Banca centrale europea con il suo primo rialzo dei tassi da 11 anni a questa parte e con le decisioni di politica monetaria riguardanti l’aumento dei tassi di interesse, siamo preoccupati.».

«Il clima sociale, le difficoltà economiche, il carovita sono molto più gravi di quanto possa sembrare. Le priorità come Cgil sono ricomprese nel documento delle iniziative locali fatte tra maggio e giugno scorsi e sfociate nella manifestazione del 18 giugno a Roma. Ovvero un avvio di agenda sociale con i punti individuati da tempo e con soprattutto il lavoro per donne e giovani, lotta alla precarietà e azioni per ridurre così il divario sociale e territoriale».

«Ovviamente fare attenzione alla BCE che con il lancio di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni, denominato TPI (Transmission Protection Instrument, cioè strumento di protezione della trasmissione), volto a contenere l’aumento dei costi di prestito e a limitare la frammentazione finanziaria dei mercati, ovvero la divaricazione dei tassi di interesse dei titoli di debito sovrano e, di conseguenza, dello spread, perché tutto questo corre il rischio di bloccare le politiche espansive che per noi, CGIL, restano l’unico strumento veramente utile».

La strategia monetaria della Bce

«Il rischio di questa strategia monetaria della BCE è che, nel contenimento dell’inflazione e dello spread, ci siano riflettessi sui prestiti alle famiglie o alle imprese più di quanto sarebbe accaduto con una politica espansiva. L’incertezza all’orizzonte dettata dalle varianti del coronavirus, dalla guerra fra Russia e Ucraina, dai cambiamenti climatici e dalle altre tendenze in atto richiede di proseguire con forza il nuovo corso europeo tracciato dal Green deal, dalla legislazione sociale europea e dal Next generation EU, collegati a sforzi per la Pace».

«In questa direzione, anche per garantire l’efficacia delle politiche monetarie, occorre riformare il sistema finanziario e la governance economica europea. Va superato il Patto di stabilità e crescita, per promuovere politiche fiscali espansive e definire nuovi meccanismi e strumenti finanziari sovranazionali (a partire dagli eurobond). Sarebbe stato meglio attendere a rialzare i tassi di interesse per non innescare aspettative negative e non limitare la propensione al consumo e all’investimento degli attori economici. La nuova politica monetaria, attraverso il TPI, mantiene la difesa dei titoli di debito sovrano dei paesi dell’euro, ma questo “compromesso” risente di una ingiustificata paura per una nuova rincorsa tra salari e prezzi».

«La politica monetaria ha un effetto molto limitato sull’inflazione che ha origine dal lato dell’offerta. Occorre, allora, scommettere su una maggiore inflazione da domanda, attraverso il ruolo economico degli stati europei, che devono promuovere la buona occupazione, sostenere i redditi e la spesa pubblica per investimenti e welfare. Solo in questo modo si eviterà la recessione e la nuova strategia BCE potrà funzionare, così da non creare contraccolpi ulteriori all’economia e al lavoro in Italia e le aree più deboli come il Sud Aree interne, Irpinia».


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