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La scomparsa di Pellegrino Piccolo, una ferita ancora aperta

La scomparsa di Pellegrino Piccolo, una ferita ancora aperta

La scomparsa di Pellegrino Piccolo, una ferita ancora aperta. Oggi sono tre mesi che Pellegrino Piccolo ci ha lasciati. La figlia Angela ha pubblicato una foto per ricordarlo che da il senso della persona che era l’oste narratore di Cervinara. La ferita della mancanza di Pellegrino è ancora viva non solo nei suoi familiari ma anche tra i suoi tantissimi amici. Così abbiamo pensato di riproporre l’articolo che abbiamo scritto il giorno della sua scomparsa.

Addio a Pellegrino ‘e Battaglione, l’oste narratore

Non era solo uno squisito padrone di casa. Ogni volta che mettevi piede in uno dei suoi ristoranti faceva di tutto per accontentare ogni richiesta e per metterti a tuo agio. E se lo andavi a trovare sino a Campomarino, appena vedeva il cervinarese, lasciava anche la sala piena per venire da te.

Cervinara piange Pellegrino Piccolo, detto Battaglione, che si è spento ad 81anni dopo aver combattuto con coraggio contro una terribile malattia.

L’imbattibile specialità

Il pesce era la sua imbattibile specialità. Lo era nei diversi ristoranti che ha gestito. A Campomarino faceva tutta la stagione estiva e poi a Cervinara quella invernale. Il pesce era sempre fresco e lo sapeva cucinare in mille modi.

Prima di stabilirsi tra il mare e la Valle Caudina, Pellegrino, giovane era stato a lavorare negli Stati Uniti. Poi, una volta tornato a casa aveva deciso di investire su se stesso e lo ha fatto con grande successo.

La sua infanzia in via Cioffi era stata impregnata dai profumi che arrivavano dalla cantina di Zia Tolla e lui, una volta, cresciuto, dopo l’esperienza americana, aveva voluto ricreare quella atmosfera familiare, coniugandola ad una cucina di alta specialità.

Da Pellegrino non si andava solo per mangiare il pesce. Lui era un oste- narratore, un aedo che raccontava di uomini e vicende oramai scomparsi. Lo faceva inventando particolari sempre nuovi, in grado di catturare sempre l’attenzione e di strappare più di un sorriso.

La magia del canto

Ma, la vera magia si palesava quando nel locale, a tarda sera, restavano solo pochissime persone, gli amici di sempre e qualche fortunato spettatore come chi scrive.

Pellegrino, smetteva i panni dell’oste, sturava l’ennesima bottiglia di vino e questa volta ne versava un bicchiere anche per lui. E, come di incanto, iniziava una sorta di gara canora, senza musica ma con solo l’accompagnamento di qualche cucchiaio per tenere il ritmo.

L’oste narratore aveva una voce delicata, quasi in falsetto, ed ogni canzone che proponeva diventava una struggente e poetica preghiera. Ascoltando quelle canzoni la notte passava velocemente e, spesso, si usciva dal locale solo alle prime luci dell’alba.

Addio Pellegrino, Addio oste narratore, padrone di casa di indimenticabili serate. Condoglianze a tutti i tuoi familiari e la terra ti sia lieve. Ci piace immaginarti su qualche nuvola, circondato dai tuoi amici mentre intoni Giacca rossa ‘e russetto e Carmela.

Sin qui l’articolo di tre mesi fa, oggi questa foto ,che lo ritrae sorridendo mentre saluta, sembra volerci rassicurare e noi ci auguriamo che sia veramente così.