Attualità

Moiano: La poetica della pancia di Costantino Massaro

di  Redazione  -  9 Gennaio 2019

di Rosaria Menichini
Appena finito di “gustare questo singolare” viaggio gastronomico nell’anatomia letteraria degli scrittori italiani dell’Otto-Novecento, non ho resistito all’impulso irrefrenabile di condividere con numerosi altri lettori, intellettuali e intellettuali in divenire, la goduria di lettura appagante, e a quello di tessere l’elogio –affatto meritato- del suo Autore, noto e molto stimato docente di lettere classiche, indefesso e ardito paladino della classicità, nonché appassionato cultore della lingua e letteratura greca e latina. Con la sua opera (auspico di una lunga serie) il prof. Costantino Massaro, 47 anni, di Luzzano, docente presso il Liceo Lombardi di Airola, si rivela un fine, dotto, geniale scrittore. Mi è difficile menzionare tutti i suoi meriti e le sue eccellenti qualità di uomo e di studioso; d’altro canto, più che la difficoltà, mi frena il timore che evidenziando tutti i suoi pregi urterei la sua suscettibilità di persona oltremodo riservata.
Mi limito, pertanto, ad esprimergli la mia sincera ammirazione e a lodare l’originalità, la grande dovizia tematica, la perfetta scrittura e la rara eleganza stilistica dell’opera.
Ho avuto il privilegio di seguire, in qualità di docente, la crescita umana e culturale di Costantino nel triennio liceale. Elemento di spicco della classe, fu ammesso agli esami di maturità con un giudizio eccellente grazie alle sue doti intellettive, al suo costante, proficuo e lodevole impegno nello studio e alla sua condotta esemplare. Insomma Costantino Massaro fu lo studente ideale che gratificherebbe ogni docente come gratificò me.
Oggi con incontenibile gioia mista a profonda commozione ed intima partecipazione mi compiaccio del successo del suo lavoro. E’ stata per me mera delizia immergermi nella limpidezza e nella fluidità espressiva dell’opera, per nulla inficiata quanto piuttosto esaltata e potenziata dal periodare classicamente strutturato, dalla preziosità lessicale e dalla ricchezza di riferimenti culturali.
Nel secolo dell’informatica e della telematica assistiamo con atavica inerzia al progressivo ed inarrestabile scadimento della lingua e del linguaggio, sacrificati al moloc tecnologico e alla sua -per me- incomprensibile esigenza di immediatezza espressiva. Per non parlare della sempre più diffusa ignoranza della sintassi, della povertà lessicale e della coprolalia che dalle suburre ha raggiunto finanche Palazzi.
Mi si perdoni questa digressione, il cui contenuto il prof. Massaro certamente condividerà.
Per quanto riguarda la genesi, la struttura e il contenuto, il mio giudizio si limiterebbe a specchiare la prefazione e la postfazione eloquentemente redatte da docenti illustri, nonché le note introduttive chiarificatrici dello stesso Autore.
Lascio ai lettori il piacere della decodificazione e, soprattutto, della scoperta dell’apparentemente ibrido connubio tra cibo-nutrimento del corpo e letteratura-nutrimento dello spirito.
“TANTO DOCTORI NULLUM PAR ELOGIUM”