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Montesarchio: ritornano le storie di Caudium

Montesarchio: ritornano le storie di Caudium

Montesarchio: ritornano le storie di Caudium. Nuovo appuntamento ieri  con  le “Stories di Caudium” presso il Museo Archeologico nazionale del Sannio/ Caudino.  Si tratta del sesto incontro e l’iniziativa nasce per focalizzare l ‘attenzione su tutti quei vasi che si trovano nei depositi del museo e che per ovvie ragioni non sono stati esposti.

Il direttore Vincenzo Zuccaro, coadiuvato dall’assessore alla cultura Morena Cecere, ha pensato bene di sceglierne alcuni ed esporli almeno una volta al mese  facendoli commentare dall’archeologa Angela De Filippis.

I vasi , straordinari come quelli in bella mostra nelle bacheche del museo, vengono cosi alla ribalta e spiegati dall ‘archeologa acquisiscono un fascino tutto particolare.

I vasi, testimonianza di appartenenza

Ricordiamo che il museo raccoglie i reperti funerari di oltre tre mila tombe rinvenute sotto l’attuale abitato di Montesarchio e nelle zone limitrofe, un patrimonio vascolare tra cui spicca la meraviglia del Cratere di Assteas. I vasi quindi , sono  testimonianza di quanto il popolo Sannita, benché vivesse in zone interne montuose e collinari, avesse fatto propria la cultura magno/greca delle colonie costiere, dove erano nate delle importanti botteghe vascolari. Così, essere possessori di questi vasi o crateri ( crateo dal greco vuol dire miscelare),dentro i quali infatti univano vino , acqua ,spezie, miele durante i banchetti, dimostrava l’appartenenza ad una cultura  a cui si erano integrati con il passare dei secoli.

Saperne di più

I due vasi a campana, commentati questo mese, appartengono sicuramente ad una produzione caudina e sottolineano figure di militari a cavallo che, disegnati con tutti i paramenti : elmo, corazza, scudo,comprovano l’importanza  del popolo sannita come abili soldati e fieri condottieri.

Le Stories di Caudium,raccontate in modo accessibile anche per i non addetti ai lavori dalla De Filippis , diventano  così  l’opportunita’che viene data al pubblico di saperne di più di un popolo che fieramente visse nei nostri luoghi , sulle loro abitudini , sulle loro consuetudini, le loro usanze e scoprire poi, attraverso la “lettura” delle iconografie poste sui vasi, quanto ancora sono attuali e come noi uomini moderni non abbiamo inventato nulla.

                                                                                                                                                                                                                                     Angela Ragusa

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