Cronaca

Muore al bar soffocata da un boccone di brioche

Muore al bar soffocata da un boccone di brioche

Muore al bar soffocata da un boccone di brioche. Muore soffocata da un boccone mentre faceva colazione con una brioche. E’ accaduto intorno alle 10 di questa mattina quando ha perso la vita una donna di 65 anni, di Settimo Torinese.

La donna era seduta all’interno del bar Logiko, attività che si affaccia lungo l’isola pedonale di via Italia. Stava consumando la colazione quando, all’improvviso, ha chiesto aiuto perché non riusciva più a respirare.

A nulla sono serviti i soccorsi prestati da alcuni clienti e dai titolari dell’attività che hanno cercato di salvarla. E non è servito nemmeno l’intervento dei sanitari del 118. A coordinare le operazioni di soccorso sono arrivati anche i carabinieri di Settimo.

Nel referto il medico legale non lascia dubbi sulle cause della morte della donna, morta, scrive, per «ostruzione delle vie respiratorie e da asfissia per aver ingerito una brioche».

Ergastolo per Cordella: per i giudici è lui il killer di Luciano Ollino

Condanna all’ergastolo. Si conclude così il processo di primo grado per l’omicidio di Luciano Ollino, il commercialista sessantenne di Moncalieri ucciso con sei colpi di pistola alla tempia e trovato morto la sera dell’8 giugno 2020 nella sua auto in una piazzola di pian Del Lot, sulla collina torinese.

Sul banco degli imputati Giovanni Cordella, venditore d’auto online, accusato di omicidio premeditato, rapina e detenzione abusiva di un’arma, una pistola semiautomatica calibro 9×21.

Processo indiziario

Un processo «indiziario». L’ha spiegato bene in aula, davanti ai giudici della Corte d’Assise, il pubblico ministero Ciro Santoriello durante la sua requisitoria. «I processi di questo tipo sono storie e io vi racconto una storia, vi faccio vedere un film.

Voi dovrete dare due giudizi: se il film che vi descrivo è ragionevole e se lo è oltre ogni ragionevole dubbio». Il magistrato non ha dubbi: «Cordella è il protagonista di questa vicenda».

Lo raccontano gli indizi raccolti dai carabinieri del nucleo investigativo, il Gps dell’auto della vittima, alcune telecamere private di ville della zona, i telefonini, «che uno dopo l’altro portano a lui».

E l’avvocato Luigi Chiappero, che rappresenta le figlie di Ollino, insieme al collega Enrico Cairo, parte civile per il fratello della vittima, aggiunge: «Cosa dobbiamo avere di più perché queste due ragazze, rimaste senza un padre, ottengano giustizia?».

Tante suggestioni

L’avvocato Enrico Calabrese, che assiste l’imputato insieme alla collega Barbara Tronzar, ribatte: «In questa storia sono emerse tante suggestioni, ma mancano le prove, manca la certezza che è il presupposto da cui bisogna muoversi per approcciarsi al sillogismo giudiziario».

E aggiunge: «Le indagini, e voglio essere generoso, sono state pigre. Si sono fermate a Cordella eppure non è stato trovato nulla di riferibile a lui. Non la pistola, non i vestiti, non i cellulari, niente di niente.

Non si sono analizzate tutte le telecamere, non si sono rintracciate tutte le persone che il testimone chiave ha indicato sulla scena del crimine». E il movente? Non è chiaro. Nè per l’accusa, né per la difesa.

Secondo gli inquirenti, il delitto è maturato nel residence di strada del Colle, di cui Ollino, che non senza spregiudicatezza gestiva un immenso patrimonio immobiliare, era proprietario e Cordella inquilino.

Secondo la ricostruzione della Procura, Cordella aveva proposto ad Ollino di acquistare un complesso residenziale sulla collina torinese per 5milioni di euro in contanti e bitcoin. Accordo che poi era sfumato. (lastampa.it)