No, non fecero presto, 40 anni dopo

Redazione
No, non fecero presto, 40 anni dopo
Terremoto 1980, da figli dell'innocenza a figli dell'emergenza

No, non fecero presto, 40 anni dopo . No, non fecero presto. I soccorsi arrivarono con uno scandaloso ritardo tanto che il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, proclamò un terribile atto di accusa che portò alla rimozione del Prefetto di Avellino.

No, non fecero presto. Nemmeno con gli aiuti economici. I primi stanziamenti arrivarono solo qualche mese dopo il sisma. Casette di legno e container furono portate solo tra marzo e aprile del 1981 a dispetto di 300mila sfollati in tutta l’area del “cratere”.

No, non fecero presto. Nemmeno con la solidarietà. Certo, tantissime persone arrivarono da tutta Italia per prestare soccorso ma come dimenticare che a Mirafiori il 40 per cento degli operai Fiat negò la donazione del compenso di 4 ore di lavoro ai terremotati.

A Genova si registrarono proteste di piazza per l’aumento della benzina destinata a finanziare la ricostruzione. Lo slogan: “Non vogliamo pagare per gli irpini”.

No, non fecero presto. Nemmeno con lo sviluppo. I 66 miliardi di euro destinati in quarant’anni al Terremoto dell’Irpinia non sono stati in grado di far ripartire lo sviluppo. I soldi si sono persi in mille rivoli di ruberie, tangenti, mani della camorra che hanno fatto del Sisma dell’Ottanta un simbolo del feudalesimo politico e criminale.

Molti dei “ras” che hanno gestito la ricostruzione ora si riempiono la bocca di legalità, sviluppo e giovani. Senza dimenticare che loro stessi hanno rubato la dignità, il lavoro e il futuro ad una intera generazione.

No, non fecero presto. Nemmeno per la provincia di Avellino. I soldi, infatti, sono arrivati tutti sotto l’egida dei potenti della Democrazia Cristiana e la complicità di sindacati e confindustria locale.

No, non fecero presto, 40 anni dopo

In Alta Irpinia hanno portato fabbriche, autostrade, ospedali. In Valle Caudina una ferrovia da terzo mondo e la promessa della Scorrimento Veloce che dal 1988 è ancora ferma li. Alcune famiglie, però, si sono sistemate alla grande: mamma Dc non si dimentica mai dei suoi vassalli.

Angelo Vaccariello