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Non esiste una Cervinara senza il Venerdì di Passione e l’Addolorata

26 Marzo 2021

Non esiste una Cervinara senza il Venerdì di Passione e l’Addolorata

Non esiste una Cervinara senza il Venerdì di Passione e l’Addolorata. Riportiamo una profonda riflessione di Tiziano Stefano Izzo.

Perché non può esistere una Cervinara unita senza il culto Mariano e senza il Venerdì di Passione?

Basti solo l’etimologia del nome cioè altare sacro a Cerere o città del Cervo, primitiva divinità che in Italia si offriva ai popoli locali quale alimento per la vita per far pensare che Cervinara e la Religione sono una cosa sola fin dalla sua fondazione.

Il Senso del divino e del soprannaturale è innato in Cervinara e nel DNA sociale dei Cervinaresi i valori religiosi vivono da tempi immemori.

La testimonianza di tutto ciò sta nel numero di Santuari e di Chiese che, nonostante il numero di abitanti, è per proporzione davvero elevato.

Il Venerdì precedente la Domenica delle Palme è detto di Passione perché apre la settimana Santa. In questo giorno i pontefici e l’ordine religioso dei Servi di Maria ricordavano la Madonna Addolorata.

Non esiste una Cervinara senza il Venerdì di Passione e l’Addolorata

Anche Cervinara vive questa ricorrenza annuale come la massima delle celebrazioni e dai tempi che furono dopo un settenario solenne oggi la onora e la invoca sua Regina con le Sante Messe e la tradizionale processione in piazza Regina Elena che parte dal suo Santuario diocesano.

I Venerdì di Passione in tempo di calamità

E’ il secondo anno consecutivo che la sacra e cara immagine dell’Addolorata, non esce dal suo Tempio Abbaziale di Cervinara. Neanche durante le due grandi guerre, altre epidemie, o catastrofi naturali, era venuto meno l’appuntamento dei cervinaresi e non solo, con la Madonna Addolorata.

Addirittura, nel 1981, a cavallo delle due scosse sismiche che quasi distrussero l’Irpinia e gran parte del mezzogiorno d’Italia, con l’abbazia e il palazzo marchesale puntellati per evitare il crollo, il divieto di accesso all’interno dell’abbazia, ordinato dalla prefettura di Avellino, i fedeli non vollero mancare al loro appuntamento di atto filiale alla Madre.

Abate

L’allora abate don Nicola Votino, spalancò le porte dell’abbazia e il popolo portò la Perdolente per il tradizionale giro intorno alla piazza Regina Elena e l’ingresso storico nel cortile del palazzo marchesale, nel tanto atteso e sentito Venerdì di Passione.

Il dolore della Madre incontrò le macerie e le miserie dei suoi figli. Come era già successo quando le ceneri del Vesuvio portarono buio e paura anche a Cervinara. Questo prodigio è ricordato con la locuzione “il cielo si aprì a finestra”, era il 1906.

La Madonna era davvero la madre dei sette dolori, infatti quando per mesi non cadeva la pioggia, il popolo cervinarese ricorreva alla propria Sovrana di Gloria e a piedi scalzi portava in processione la statua della Madonna fino alla chiesa di Sant’Adiutore effettuando una devota sosta di più giorni nella centralissima chiesa del Carmelo con il canto delle pie donne locali.

L’anno scorso, si era in piena chiusura, oltre a non poter fare la processione, non si è potuti andare neanche fisicamente ai suoi piedi e neanche partecipare al solenne settenario. Quest’anno grazie a Dio, si sono potute svolgere tulle le funzioni in presenza, anche se in maniera limitata.

Sono venuti diversi sacerdoti che  hanno predicato il Settenario chi più e chi meno in maniera eloquente. Chi ha tracciato un insegnamento biblico, chi storico e chi si è limitato a dire le solite cose. Sicuramente don Renato e i suoi collaboratori sacerdoti e laici hanno dato tanto per questi importanti momenti quaresimali.

Motivi sanitari

Si svolgerà tutto tranne che la processione per ovvi motivi sanitari. Segno che i tempi cambiano, e nelle continue trasformazioni dovute a forze maggiori, tutti dobbiamo adeguarci alle novità della vita, nel solco della sana e giusta tradizione, per poi superare il tutto con rinnovata fiducia, speranza e buona volontà.

Questo ci fa ben sperare, che per il prossimo anno, a Dio piacendo il popolo devoto possa simbolicamente di nuovo incrociare il cuore e gli occhi con quelli della loro Regina. E’ come se si stesse ottenendo questo dono, gradualmente, con il ritorno alla preghiera, al silenzio, e alla riflessione.

Cervinara deve meritarsi di nuovo l’incontro con la Madre….tutto avrà un sapore nuovo ma sempre antico. La pandemia o altre novità, belle o brutte che siano, non ci ruberanno le sane tradizioni. In autunno cadono le foglie, ma l’albero con radici forti e robuste non muore anzi è fecondato da esse. Egli non solo riavrà le sue foglie ma porterà anche frutti.

La Vergine Addolorata

La Vergine Addolorata, che la liturgia della chiesa orante, invoca è anche come la Vergine del Silenzio, la Vergine della Pazienza e soprattutto la Vergine della Pasqua, ci otterrà tutto questo dal suo Figlio Vittorioso.

Il suo capo, che in questi tempi, è privo di corona, un giorno sarà di nuovo coronato, da quella corona che Dio stesso le ha posto per l’eternità e che il popolo di Cervinara ha confermato nei secoli in diverse occasioni solenni. Come tenne a precisare il cardinale De Giorgi, in visita al santuario, in occasione del Venerdì di Passione di qualche anno fa:” sei la Regina di Cervinara, Addolorata ma pur sempre Incoronata!    ”

Alcuni figli prediletti della Regina di Cervinara testimoni di un culto con radici antiche e feconde

Andare in processione è antico atto umano e non solo cristiano e tanto più se si segue la Madre.

L’iconografia della Madonna Addolorata di Cervinara con le braccia aperte richiama il crocifisso, ella è la mistica agnella, la Compagna della Passione, la donna ritta in piedi vestita di nero i cui fili ricamati in oro sono le preghiere e le storie di tanti uomini e donne di ieri ma anche di oggi. Ricordiamone alcuni.

Argentina Simeone che per oltre 50 anni ha vestito la sacra immagine quasi a ricordare il rito bizantino della velatio symboli.

Poi in riferimento alle processioni di emergenza, in primis la signora Maria Michela, le signore Maria, Assunta, Filomena Bello, Michele Mercaldo, Maddalena Simeone, Raffaele e Nunziatina Simeone, Anna Salvati, Filomena De Martino, Lucia e Giovannino Merola, Armando Giosuè, Antonietta Silvestri, Adelina Pisaniello, Assunta e Ultimio Ruotolo, Famiglia Ricci,  Marino e Gianni Bizzarro. Grazie al Rag. Antonio Raucci fu Fiorentino che da anni si occupa di fare ricerche sul culto della Madonna Addolorata a Cervinara in continuità con i comitati storici che ne hanno insieme agli abati promosso il culto. Lui come altri giovani cervinaresi sono stati educati dalla Madonna a vivere i valori cristiani. Non permettiamo a nessuno di toglierci le nostre radici e restiamo uniti accanto alla Madre della Passione e della Resurrezione e sarà veramente Pasqua anche a Cervinara.

Tiziano Stefano Izzo

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