Pane sino a 10 euro al chilo

Pane sino a 10 euro al chilo

14 Marzo 2022

di Redazione

Pane sino a 10 euro al chilo. Un aumento continuo che non accenna ad arrestarsi. Il prezzo di pane e pasta è arrivato ormai alle stelle. Effetto della guerra in Ucraina e non solo, perché paradossalmente il prezzo del grano tenero è sceso dell’8,5% la scorsa settimana.

Aumento di 13 volte

Eppure il prezzo per  un chilo di pane, stando a quanto denunciato da Assoutenti, è salito di 13 volte e l’aumento è destinato a lievitare ulteriormente. Secondo le stime, infatti, nei prossimi giorni sono attesi aumenti che oscilleranno tra il 15 e il 30% per pane e pasta.

Cosa ha inciso allora? Prima di tutto il costo dell‘energia, poi quelli degli immobili e del lavoro. Il resto lo hanno fatto gli speculatori, che in questa situazione hanno trovato terreno fertile.

Stando ai dati raccolti dalla stessa Assoutenti insieme al Mise (il Ministero dello Sviluppo Economico), attualmente il prezzo medio per un chilo di pasta si aggira intorno ai 2 euro. Peggio per il pane, perché la media italiana si assesta addirittura a 5,31 euro per una “pagnotta“.

La città più cara, per quanto riguarda l’acquisto di pasta, risulta essere Cagliari, dove si è arrivati a toccare la cifra di 4,71 euro al chilogrammo. Prezzi superiori ai 3 euro in gran parte dello Stivale: si va da Sassari a Pescara, passando per Bergamo, Brescia, Genova, Grosseto, Macerata e Perugia.

La situazione non migliora se dal supermercato ci si sporta in panetteria, chiedere ad esempio agli abitanti di Ferrara, dove il pane è arrivato a costare 9,8 euro al chilo.

Un’enormità, confermata dai prezzi di Forlì (fino a 9 euro) e Venezia (8,5 euro). Una volta tanto, allora, è il Sud a lasciarsi preferire perché tra le città più “economiche” compare anche Benevento (2,65 euro), insieme a Napoli (2 euro) e Cosenza (2,5 euro).

Spada di Damocle

Sui listini di prodotti come pane e pasta pende oggi la spada di Damocle della guerra in Ucraina che ha fatto impennare le quotazioni internazionali non solo del grano, ma anche del gas e del petrolio, voci che incidono sui costi di produzione e, quindi, sui prezzi finali al pubblico.

Per tale motivo esiste il rischio di concreto di nuovi rialzi dei prezzi compresi tra il +15% e il +30% per una moltitudine di prodotti di largo consumo, dalla pasta ai dolci, passando per pane, crackers e biscotti“, ha dichiarato Furio Truzzi, presidente di Assoutenti.

“Il 15 marzo, la nostra associazione assieme alle altre associazioni dei consumatori ha indetto lo sciopero dei consumi di luce e gas teso a boicottare il gas russo importato in Italia, invitando le famiglie a ridurre il più possibile l’utilizzo di energia e dare il proprio contributo concreto alle sanzioni verso la Russia“.

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