Raffaele muore a 20 anni dopo sei mesi di coma

Redazione
Raffaele muore a 20 anni dopo sei mesi di coma
Raffaele muore a 20 anni dopo sei mesi di coma

Raffaele muore a 20 anni dopo sei mesi di coma. La speranza si è spenta dopo mesi di lotta. Raffaele Cipro non ce l’ha fatta: il 20enne aversano è deceduto in queste ore a quasi sei mesi di distanza dall’incidente in scooter avvenuto in via San Girolamo ad Aversa.

Delicato intervento

Era stata trasferito all’ospedale del Mare e sottoposto ad un delicato intervento chirurgico ma purtroppo il miracolo atteso da tutta la comunità non si è concretizzato. Centinaia i messaggi di cordoglio sui social per ricordare il ragazzo, tra i quali quello dell’associazione di devoti della Madonna dell’Arco frequentata dal padre.

57enne muore di Covid al Moscati di Avellino. È deceduto questo pomeriggio, in una delle stanze di isolamento Covid dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliera Moscati, un paziente di 57 anni di Castel Baronia (Av).

La situazione attuale

L’uomo era ricoverato dallo scorso 29 novembre nella terapia sub intensiva dell’Unità operativa Covid di Malattie Infettive e questa mattina era stato trasferito in terapia intensiva. Nelle aree Covid dell’Azienda Moscati sono ricoverati 10 pazienti: 9 nell’Unità operativa di Malattie Infettive e uno nell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione.

Mario Magliocca, l’eroe della lotta al covid del Moscati

Si è svolta questo pomeriggio la cerimonia di intitolazione dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliera Moscati al dott. Mario Claudio Magliocca, dirigente medico simbolo della lotta contro il Covid-19, deceduto nel dicembre dello scorso anno nella terapia intensiva del suo ospedale.

Il ricordo della moglie

In un’atmosfera molto commossa, l’infettivologo è stato ricordato dalla moglie, Anna Martino, dai suoi più cari amici e colleghi e dal Direttore Generale dell’Azienda, Renato Pizzuti, nell’aula magna della Città ospedaliera.

Subito dopo, davanti all’ingresso del reparto di Malattie Infettive, il vescovo di Avellino, Monsignor Arturo Aiello, con parole toccanti, ha benedetto la targa di intitolazione dell’Unità Operativa.

Muore a 14 anni di covid, non aveva potuto vaccinarsi

Morta Martina , una ragazzina di 14 anni ricoverata dall’inizio di novembre in Rianimazione pediatrica presso l’ospedale Salesi di Ancona  per insufficienza respiratoria da infezione Sars- cov-2.

Crisi cardiaca

È deceduta intorno alle 12 d ieri, per un aggravamento improvviso delle sue condizioni, fa sapere l’azienda Ospedali Riuniti di Ancona, «che ha portato ad una rapida precipitazione delle condizioni emodinamiche fino all’arresto cardiocircolatorio non responsivo alle manovre di rianimazione cardiopolmonare».

MARTINA MORTA DI COVID A 14 ANNI

Martina, che abitava con la famiglia nella provincia di Ancona, aveva alcune comorbidità, tra cui delle patologie genetiche e aveva subito un trapianto renale con conseguente immunosoppressione farmacologica.

Per quest’ultimo motivo non era stata vaccinata. Fin dal ricovero le sue condizioni erano apparse subito critiche e in via di peggioramento ed era stata intubata con ventilazione meccanica e sottoposta a cicli di pronazione.

In casa anche il fratellino era risultato positivo. La madre aveva affidato ai social la sua disperazione: «Figlia mia adorata combatti e non ti arrendere, fai vedere chi sei, che sei nata guerriera e sbalordisci tutti».

E sempre tramite social aveva lanciato un duplice appello: «spero che la gente ignorante capisca che il covid esiste, che è un mostro che ti può distruggere e soprattutto chi è vaccinato deve capire che non bisogna abbassare la guardia.

Rispettare le regole

Bisogna rispettare lo stesso le regole e non credere che perché si è vaccinati si è esonerati. Il virus ora sta colpendo soprattutto i bimbi e questa cosa ci fa capire che gli adulti stanno abbassando la guardia e i bimbi poi pagano le conseguenze» aveva scritto.

Le condizioni della ragazzina erano andate peggiorando, «soprattutto per il progressivo deterioramento della funzionalità polmonare» secondo l’azienda ospedaliera, tanto che non è mai stato possibile considerare di estubarla.