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San Martino: il simbolo del pd si può usare solo per iniziative unitarie

San Martino: il simbolo del pd si può usare solo per iniziative unitarie

San Martino: il simbolo del pd si può usare solo per iniziative unitarie. Abbiamo  letto l’articolo relativo al Congresso del Partito Democratico – Circolo Martino Vellotti di San Martino Valle Caudina – pubblicato sull’organo di Stampa di “Alternativa per San Martino – Gruppo Consiliare”.

Utilizzo del logo

Nell’articolo abbiamo visto l’utilizzo del Logo del Partito stesso accanto al simbolo di “Alternativa”. Ed abbiamo  appreso  che dopo nemmeno due mesi dalla celebrazione del Congresso unitario gli autori del sopra citato articolo, oltre appunto ad impossessarsi di un Logo che non deve appartenere ad alcun soggetto politico diverso dal Partito Democratico, e nel tentativo di spiegare al proprio elettorato le ragioni della composizione della Lista Unitaria che hanno liberamente avallato, non perdono occasione per restare in clima di campagna elettorale .  Ddimenticando, però, che questa è finita nell’ottobre 2021 col risultato che tutti conosciamo.

Soprassediamo sull’analisi relativa al Tesseramento, alle adesioni per “ tradizioni familiari” o come “scelte di vita”, ai giudizi sulla “solidità” quasi come se noi fossimo degli improvvisati, e sull’ipotesi che l’elezione del nostro Sindaco a Presidente dell’ASI sia il motivo “scatenante”, secondo quanto leggiamo, dei numeri del Tesseramento.

Forse le analisi fatte da coloro che si definiscono forza “trasformatrice e di stimolo”, promotori della “creazione del nuovo” e che spingono gli altri a “rinnovarsi” perché non sono “uguali agli altri”, andavano fatte su cosa non ha funzionato nel Partito Democratico a San Martino negli ultimi anni, visto che in molti non varcavano più la soglia della Sezione e che il Tesseramento andava davvero avanti per “tradizioni familiari”: ma, per fortuna, il nostro ingresso ha contribuito decisamente a rivitalizzare un Partito che può e deve dare molto di più alla nostra comunità in termini di proposta e partecipazione, e che deve sostanziarsi come Luogo vivo e aperto.

Possiamo, quindi, tranquillizzare coloro che hanno scritto l’articolo: la nostra presenza nel Partito Democratico non è una situazione transitoria e non è neanche la conseguenza di una nomina, ma è l’approdo naturale di un percorso iniziato già tanti anni fa, che seppur lungo e sofferto per vari motivi non certo ideologici, non poteva che concretizzarsi nella nostra presenza nel Partito che rappresenta, al meglio, il nostro modo di vedere e di concepire la Politica, da sempre.

Incidenti di percorso

Solo alcuni incidenti di percorso hanno evitato che questo approdo, anziché avvenire qualche anno fa, si materializzasse nell’anno del Signore 2022.  Il “senso di appartenenza” ad un  Partito, infatti, non è solo una questione di anzianità nella militanza, che non è neanche condizione sufficiente per appropriarsi  dello stesso, ma si definisce laddove il lavoro che abbiamo appena iniziato possa  lasciare, negli anni a venire, un segno concreto di presenza e una buona base di partenza per le classi dirigenti del futuro: non basterà riferire a coloro che ci seguiranno che ci siamo sempre stati, ma occorrerà spiegare loro cosa abbiamo fatto in concreto.

Padrone del partito

Non vorremmo, quindi, che qualcuno si senta padrone del Partito come se fosse una sua proprietà e che magari possa essere infastidito dalla presenza di chi, fino ad oggi, non aveva la tessera: non vorremmo che qualcuno si senta “scippato” di qualcosa che non appartiene ad una o poche persone, ma a tutti gli iscritti, vecchi e nuovi se è vero che il PD non deve essere un Partito personale, ma una Casa aperta a tutti coloro che intendono partecipare in maniera libera, democratica e costruttiva dove non c’è chi può vantare diritti di proprietà o di prelazione.

Nessuna resa

Tranquillizziamo ulteriormente gli amici di “Alternativa”: nessuno ha intenzione di mischiare le carte in tavola, nessuno vuole la vostra “resa”, ci mancherebbe; nel Congresso del 29 maggio si era stabilito chiaramente che il Partito non è, e non sarà mai il Consiglio Comunale; allo stesso tempo, però, si era anche fissato il principio di azzerare, in nome dell’unitarietà, le pregresse questioni divisive per guardare avanti con rinnovato spirito di collaborazione con l’unico obiettivo di creare un Partito nuovo, unito, aperto, propositivo e partecipato.

Ma, probabilmente questo concetto non è stato recepito da tutti. Leggiamo infatti, con stupore, in un articolo in cui si parla del Congresso del Partito Democratico a San Martino, termini quali “collusione”, “omertà”, “metodi di gestione del potere” inquinanti, e allora ci chiediamo: stiamo giocando la stessa partita? Chi vuole davvero mischiare le carte?

Condividiamo lo stesso obiettivo nel Partito o si vuole utilizzare lo stesso per fini meramente elettorali?  La risposta la conosceremo strada facendo. Per il momento, invitiamo tutti alla responsabilità e a proseguire sulla linea che è stata stabilita all’unanimità nel Congresso del 29 maggio, ribadendo quale deve essere appunto lo spirito che un Partito Unitario deve avere, e cioè quello di evitare divisioni e condizioni di disagio.

Confronto amministrativo

Per il confronto amministrativo c’è, invece, un Consiglio Comunale eletto neanche un anno fa, che i cittadini hanno scelto anche giudicando, probabilmente, se in passato ci sono stati o meno dei “metodi di gestione del potere che hanno inquinato e distorto il rapporto tra i partiti e tra questi e le istituzioni e la vita economica e sociale del nostro comune”, e chi ha creato questi metodi. Andiamo avanti, davvero, unitariamente. Componente Pd di Insieme per San Martino


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