Taburno in fiamme, la Valle Caudina non può continuare a bruciare
Unan nuova minaccia per tutto il territorio
Taburno in fiamme, la Valle Caudina non può continuare a bruciare Dopo il disastro ambientale di Airola, un nuovo incendio avvolge il Taburno. L’odore acre del fumo si avverte a chilometri di distanza. È il momento di intensificare controlli, prevenzione e repressione degli incendi dolosi.
La montagna brucia ancora. Questa volta è il Taburno, uno dei simboli naturali più importanti del Sannio e della Valle Caudina, a presentarsi avvolto da una enorme colonna di fumo, chiaramente visibile a chilometri di distanza.
L’immagine che arriva oggi, 22 settembre, è impressionante. Il fumo si alza dalle pendici della montagna e si propaga nella valle. L’odore acre della combustione è percepibile a chilometri di distanza, raggiungendo i centri abitati e riportando inevitabilmente alla mente quanto accaduto appena poche settimane fa ad Airola.
Ed è proprio questo l’aspetto che rende quanto sta accadendo ancora più difficile da accettare.
Dopo Airola, un territorio già provato
Il 31 agosto il vasto incendio nel sito di stoccaggio di rifiuti dell’area industriale di Airola aveva prodotto una nube che aveva interessato una parte molto ampia della Valle Caudina e raggiunto anche l’Irpinia.
Le autorità avevano adottato misure precauzionali, mentre ARPAC, ASL, Prefetture e Comuni avviavano monitoraggi ambientali e sanitari. �
Le conseguenze non sono state soltanto ambientali. L’incendio di Airola ha alimentato preoccupazioni sulla qualità dell’aria, sui terreni e sulle produzioni agricole, tanto che la stessa Regione aveva confermato la prosecuzione degli accertamenti su suoli e colture.
Ora, a distanza di poche settimane, la Valle torna a respirare fumo.
Per questo non possiamo permetterci di considerare gli incendi boschivi come una fatalità stagionale.
Se c’è la mano dell’uomo, servono responsabili
Le cause dell’incendio sul Taburno dovranno naturalmente essere accertate dagli organi competenti. Non sarebbe corretto attribuire questo specifico rogo ai piromani prima delle verifiche.
Ma una cosa può essere detta con chiarezza: quando un incendio viene appiccato volontariamente, non siamo davanti a una bravata. Siamo davanti a un’aggressione al territorio e alla comunità.
Bruciare un bosco significa distruggere alberi, habitat ed ecosistemi; significa mettere a rischio abitazioni, aziende agricole, animali e persone; significa mobilitare Vigili del Fuoco, Protezione Civile, volontari e mezzi pubblici; significa lasciare sul territorio conseguenze che possono durare anni.
I dati diffusi proprio oggi sul Sannio danno la misura del problema: tra il 15 giugno e il 30 agosto 2026 vengono indicati 150 incendi e 217,8 ettari percorsi dalle fiamme nella provincia di Benevento, pur con una superficie interessata inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025.
Non basta spegnere le fiamme
Occorre allora intensificare immediatamente sorveglianza e prevenzione, soprattutto nelle aree montane maggiormente esposte.
Servono pattugliamenti, videosorveglianza nei punti strategici, utilizzo delle tecnologie disponibili, controllo degli accessi nelle giornate a maggiore rischio e un coordinamento ancora più stretto tra Carabinieri Forestali, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Regione, Comunità montane ed enti locali.
E quando viene accertata l’origine dolosa di un incendio, bisogna fare ogni sforzo investigativo possibile per individuare gli autori e portarli davanti alla giustizia.
Perché chi appicca un incendio non brucia semplicemente qualche ettaro di vegetazione. Brucia un patrimonio che appartiene a tutti.
Informazioni immediate ai cittadini
C’è poi un’altra esigenza che l’esperienza di Airola ha reso evidente: l’informazione deve essere rapida, coordinata e comprensibile.
Se il fumo del rogo del Taburno sta raggiungendo i centriabitati e l’odore acre viene percepito a chilometri di distanza, è opportuno che le autorità competenti forniscano tempestivamente indicazioni alla popolazione: dove si sta dirigendo la nube, quali territori sono interessati, se siano necessari monitoraggi della qualità dell’aria e quali comportamenti precauzionali adottare.
Durante l’emergenza di Airola, ASL e Prefettura avevano raccomandato, nelle aree interessate dai fumi, di mantenere chiuse porte e finestre, limitare la permanenza e l’attività fisica all’aperto e rivolgersi al medico in presenza di problemi respiratori o irritazioni.
È importante che le istituzioni dicano rapidamente se indicazioni analoghe siano necessarie anche oggi e, soprattutto, in quali comuni. Non servono allarmismi, ma informazioni certe e tempestive.
La Valle Caudina ha appena vissuto una delle emergenze ambientali più serie degli ultimi anni. Oggi guarda nuovamente verso la montagna e vede il cielo riempirsi di fumo.
Il Taburno è un patrimonio di tutti.
Difenderlo non significa soltanto spegnere l’incendio di oggi: significa fare in modo che domani nessuno possa appiccare un’altra fiamma pensando di restare impunito.